Caso Visco, Di Pietro dà una spallata all’Unione

Il ministro delle Infrastrutture non molla e si schiera con la Cdl: la mozione dell’Udc contro il viceministro verrà votata al Senato mercoledì. <a href="/a.pic1?ID=208912" target="_blank"><strong>Sondaggio: Grillo fa perdere voti al centrosinistra</strong></a>

Roma - Di Pietro ha mandato in pezzi la maggioranza sul caso Speciale. Se nei giorni scorsi le esternazioni del leader dell’Italia dei valori contro il viceministro Visco avevano avuto solo l’effetto di aumentare la tensione all’interno del centrosinistra, ieri le parole si sono trasformate in atti e i dipietristi hanno costretto l’Unione a calendarizzare la mozione del presidente dei senatori Udc D’Onofrio a Palazzo Madama per mercoledì prossimo 3 ottobre quando l’aula discuterà sull’opportunità di revocare permanentemente la delega sulla Guardia di Finanza.

Ma chi è stato il «mister autogol» della giornata? Nella lunghissima conferenza dei capigruppo di ieri, durata oltre due ore, il centrosinistra ha cercato fino all’ultimo di evitare la mina vagante della mozione anti-Visco. Fino a quando, il presidente del gruppo misto, l’Idv Aniello Formisano, si è schierato insieme con i colleghi del centrodestra e ha chiesto che venisse calendarizzata. Cesare Salvi (Sd) si è scandalizzato e ha preteso che venisse immediatamente informato Prodi del fatto che un ministro del suo governo stava sfiduciando un viceministro. Il presidente del Senato, Franco Marini, non ha nascosto l’imbarazzo, tutta la Cdl ha fatto blocco ricordando l’impegno pregresso a discutere ancora di Visco prima della Finanziaria.

Il vicepresidente degli ulivisti, Luigi Zanda, obtorto collo ha impegnato il resto dell’Unione a votare all’unanimità la proposta. Un’ammissione implicita di impotenza: il regolamento del Senato prevede che il calendario votato all’unanimità assuma carattere definitivo. Insomma, su Visco si dovrà dibattere necessariamente. D’altronde, affidare all’aula l’ordine dei lavori avrebbe comportato una figuraccia coram populo.

E quindi, mercoledì 3 ottobre alle 16.30 si voterà la mozione D’Onofrio, firmata da tutti i capigruppo Cdl, che impegna il governo non solo a revocare sine die la delega di Visco, ma anche a invitare l’esponente diessino a dimettersi dal suo incarico di viceministro. Non si può, infatti, presentare una mozione di sfiducia individuale giacché l’ex ministro del Tesoro è un sottosegretario e non ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica. La risoluzione sarà aggiornata con un esplicito riferimento alla richiesta di archiviazione della Procura nella quale si fa riferimento al «comportamento illegittimo» tenuto nei confronti del generale Roberto Speciale.

L’ideatore della manovra, il censore di Visco, Antonio Di Pietro, non solo ha ribattuto alle accuse degli alleati, ma ha nuovamente alzato il tiro nei confronti del viceministro che si era ascritto il merito di aver riportato la lotta all’evasione fiscale al centro della politica del governo. «La lotta all’evasione - ha dichiarato - è il risultato di un’azione coordinata e non solo di Visco. Chiudersi dietro questo paravento per giustificare le illegittimità riscontrate dalla magistratura è solo una scusa per non farsi carico del problema». I risultati, sono «frutto di tutta la coalizione e soprattutto dell’operato della Guardia di finanza e del suo comando operativo con il generale Speciale».

Su un punto Di Pietro è stato sibillino. «I problemi non arriveranno certo da noi», ha detto riferendosi al voto della mozione aggiungendo che «questa è un’occasione unica per compiere una rivisitazione organizzativa del governo». Il numero uno di Idv spinge da tempo per uno snellimento dell’esecutivo, ossia per un rimpasto con il quale risolvere anche il caso Visco. Palazzo Chigi ha già messo le mani avanti: «Le politiche fiscali del governo hanno dato risultati eccellenti. Per il resto la questione è affidata al dibattito parlamentare». Tradotto dal politichese: «La salvezza di Visco non vale una crisi».