«Un caso Welby non dovrà ripetersi»

da Roma

Ogni giorno in prima linea nelle 450 Rianimazioni e Terapie intensive italiane e nelle oltre 5.000 sale operatorie, e sempre con lo steso obiettivo: sostenere le funzioni vitali del paziente anche in quella stretta linea di confine che separa la vita dalla morte. È il ruolo degli anestesisti rianimatori che in un documento ufficiale hanno voluto chiarire la loro posizione rispetto ai tanti, potenziali «casi Welby» in Italia: «No a staccare la spina» e «no alla eutanasia come atto medico», è la posizione dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani. Una presa di posizione ufficiale, dopo la vicenda Welby e alla luce del nuovo caso Nuvoli, che suona come un forte invito a tutti gli iscritti, ben 8.500 su 10.000 professionisti italiani. Il consiglio nazionale dell’Aaroi, ha sottolineato il presidente Vincenzo Carpino, «ha espresso un forte richiamo ad attenersi a queste indicazioni».