Caso Welby, la sinistra attacca il Papa

L’esecutivo: pronta la legge sulle convivenze civili a gennaio. La Margherita: contrari all’iniziativa senza un confronto in Parlamento

Patricia Tagliaferri

da Roma

In attesa della sentenza che deve stabilire se Piergiorgio Welby potrà, come chiede, interrompere la terapia che lo tiene in vita, si fa sempre più acceso il dibattito su accanimento terapeutico e eutanasia. I radicali sostengono di essere pronti a staccare la spina non appena Welby lo richiederà: «È un atto di disobbedienza civile che siamo pronti a fare, non vogliamo essere complici dei torturatori», ribadisce il loro segretario, Rita Bernardini, già in contatto con più di un medico disposto a togliere il respiratore al paziente. «Non aspetteremo tempi indefiniti», avverte Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni.
C’è chi considera la decisione del giudice del Tribunale civile Angela Salvio di prendersi un po’ di tempo per valutare l’istanza di Welby - come del resto è prassi nei procedimenti civili - un effetto della parole del Papa, che ieri ha rivolto un appello a curare e non abbandonare i malati terminali: per il giornale di Rifondazione comunista Liberazione il monito di Ratzinger sull’eutanasia e sull’aborto, considerate minacce per l’umanità, avrebbe addirittura «intimidito la giudice». Per questo l’attesa sentenza sarebbe stata rinviata. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intanto, ha trasmesso alle commissioni Giustizia e Affari sociali l’appello al Parlamento di Piergiorgio Welby, che nei giorni scorsi aveva chiesto di avviare un’indagine conoscitiva, a livello istituzionale e medico, sul fenomeno dell’eutanasia clandestina in Italia affinché le Camere valutino il tema al più presto «con equilibrio e saggezza». Un’iniziativa, quella di Welby, seguita poi da una successiva richiesta trasversale di numerosi deputati, che Bertinotti definisce «di alto contenuto morale e civile».
Il parere del Comitato di presidenza del Consiglio superiore della sanità, sollecitato dal ministro Livia Turco per sapere se il trattamento a cui è sottoposto Welby possa essere ritenuto accanimento terapeutico, sarà formulato il 20 dicembre, quando il giudice Salvio avrà depositato le sue conclusioni. Ieri è cominciata l’istruttoria con l’audizione di Federico Sciarra, da anni medico curante di Piergiorgio Welby, che ha spiegato agli esperti del Consiglio qual è la reale situazione clinica e sanitaria del paziente che chiede di poter morire. Sciarra ha già annunciato che se Welby lo vorrà, «nel caso in cui ci fossero i presupposti legali per farlo», lui gli starà accanto quando verrà addormentato e il respiratore staccato. Altro ha fatto Giuseppe Casale, l’altro dottore che assiste il coopresidente dell’associazione Luca Coscioni. Martedì, durante l’udienza, si è costituito a sorpresa in giudizio opponendosi al ricorso di Welby: in caso di sofferenza, quando arriveranno gli ultimi istanti, lui non potrebbe far altro che ripristinare la terapia, andando contro la volontà del suo paziente. «Non ce l’aspettavamo - ha commentato Vittorio Angiolini, uno degli avvocati di Welby - è una decisione grave, giuridicamente errata e imbarazzante dal punto di vista dell’attuabilità dell’eventuale pronunciamento positivo del Tribunale». Welby ieri ha ricevuto la visita di Marco Pannella e Marco Cappato. «Un’ora così, di dialogo difficilissimo e intenso, mi ha convinto ancora di più di quanto il mio amico Piergiorgio sia un elemento straordinario della storia radicale, ma anche della nostra società», ha commentato Pannella uscendo da casa Welby. «Le sue condizioni sono di lento e costante peggioramento», ha aggiunto il segretario dell’associazione Luca Coscioni, ora alla ricerca di un anestesista disposto ad intervenire a prescindere dalla decisione del tribunale.