La Cassa depositi e prestiti: «Olimpia non ci interessa»

da Roma

La Cassa depositi e prestiti non interverrà su Telecom. E per due motivi, spiega il presidente Alfonso Iozzo. Il primo: «Siamo investitori istituzionali, non esperti industriali». Il secondo: al momento non c’è stato lo scorporo della rete da Telecom; «quindi stiamo parlando di una società che non esiste, se esisterà in futuro vedremo». E un ingresso in Olimpia? «Olimpia - precisa Iozzo - non è una società che ha come scopo sociale la gestione di una rete, è un patto di sindacato. Cassa depositi e prestiti deve fare le reti, e dove è possibile finanziare cose nuove».
Iozzo prova a chiudere il dibattito che vede Cassa depositi e prestiti presente nel dossier Telecom. Ma glissa quando qualcuno gli ricorda che nel Piano Rovati la società che presiede avrebbe dovuto rilevare il 30% della società frutto dello scorporo della rete da Telecom; e dice «non so nulla» di un progetto del ministro dell’Economia che ipotizza una presenza della Cassa con il 2% nell’azionariato della rete scorporata.
Quella di Iozzo è la prima assemblea come presidente della Cassa depositi e prestiti. Ha nominato un consiglio d’amministrazione tutto nuovo. Franco Bassanini, ex ministro della Funzione pubblica (compagno nella vita di Linda Lanzillotta, ministro degli Affari regionali), diventa vice presidente; e con lui nel cda entrano anche Gianfranco Imperatori (banchiere), Luisa Torchia (professore ordinario a Giurisprudenza, a Roma) e Gianfranco Viesti (collaboratore della “Voce.info” ed esperto in economia internazionale); confermati Vittorio Grilli e Nunzio Guglielmino. Torchia e Viesti sono due economisti “vicini” al presidente del Consiglio: la prima ha scritto libri con Bassanini con prefazione di Prodi; il secondo è stato suo consigliere economico. Nel collegio sindacale, invece, fa la sua comparsa Fabio Roversi Monaco, rettore dell’Università di Bologna.
Nel 2006 l’esercizio della Cassa si è chiuso con un utile netto di 2,053 miliardi di euro, con un aumento del 25%. Il dividendo che verrà distribuito è pari al 13% dell’utile, nel 2005 era stato il 21%. Al ministero dell’Economia (azionista al 70% della Cassa) andranno 318 milioni di euro, contro gli 800 del 2005. Andranno a riserva 1,318 miliardi.
«Ma nulla vieta - precisa Antonino Turicchi, direttore generale della Cassa - che nel corso dell’anno possano essere chiesti dall’azionista ulteriori utili da distribuire. Noi siamo disponibili». Insomma, se nel corso dell’anno i conti pubblici dovessero aver bisogno di 900 milioni, la Cassa è pronta a versarli al Tesoro.