«Cassa in deroga anche il prossimo anno»

Il gruppo Fiat ha imboccato il rettilineo che lo porterà, all’inizio del 2011, a scorporarsi. Gli analisti, intanto, cominciano a ipotizzare il valore che verrà dato alle azioni Fiat e Fiat Industrial una volta partita la divisione (3 gennaio). Quelli sentiti ieri dal Giornale (il titolo torinese ha chiuso in ribasso dello 0,82% a 12,14 euro), considerando lo spin-off già operativo, vedono Fiat Industrial quotarsi a 8 euro e Fiat a 4 euro. «La società che raggruppa Iveco, Cnh e parte di Powertrain Technologies - dice un operatore - vale di più perché dovrebbe beneficiare di flussi di cassa più importanti correlati a meno investimenti».
Presentando i dati trimestrali al mercato, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha mostrato una tabella che fa vedere gli effetti della scissione sui conti, evidenziando un peso maggiore del debito netto industriale su Fiat Industrial (60%, ovvero 2,336 miliardi) invece del fifty-fifty preventivato (in carico a Fiat restano a questo punto 1,63 miliardi). «Nostra intenzione - ha osservato Marchionne - è comunque sempre la equiripartizione».
All’occhio balza anche la differenza degli investimenti: più alti nell’Auto (608 milioni nel terzo trimestre e 1,835 miliardi da gennaio e settembre) e inferiori, come atteso dagli analisti, in Fiat Industrial (193 e 490 milioni rispettivamente).
Il Lingotto, intanto, ha inserito nella relazione trimestrale l’effetto sul patrimonio netto di 122 milioni, dovuto all’esercizio dell’opzione di acquisto sul 5% del capitale Ferrari dal fondo Mubadala, operazione anticipata lo scorso mese dal Giornale. Resta da vedere come il fondo degli Emirati rimarrà «agganciato» al Cavallino, soprattutto alla luce dei molti interessi in comune tra le parti (il 27 ottobre sarà inaugurato il grande parco tematico Ferrari ad Abu Dhabi).
Gli analisti, oltre a guardare alla Fiat divisa in due, cercano fin da ora di interpretare il Marchionne-pensiero sul 2011, cosa non facile visto che lo stesso top manager attende di vedere come evolve il mercato dell’auto, pur prevedendo un primo trimestre difficile. «La partita dell’auto non sarà facile - commenta un analista -; la Fiat, poi, Alfa Giulietta a parte, deve aspettare prima di avere qualche freccia nell’arco, per non parlare del progetto Fabbrica Italia sul quale non c’è ancora chiarezza. A questo punto - aggiunge un altro analista - sarà soprattutto la Chrysler, per la quale si prevede, l’8 novembre, una trimestrale positiva, ad attirare su di sé l’attenzione del mercato. Oltre alla curiosità sui prodotti, si attende che Fiat porti la sua quota al 35% e lo sbarco a Wall Street della casa americana». Tra l’altro, proprio come è accaduto per Fiat, ci si aspetta che Marchionne ritocchi verso l’alto gli obiettivi 2010 del gruppo Usa. Ne aveva accennato all’ultima presentazione dei dati trimestrali.
«Fabbrica Italia», intanto, continua ad animare il dibattito politico-sindacale. Il 3 novembre Marchionne farà il punto con il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in attesa di avviare le trattative sui singoli stabilimenti sulla falsariga di quanto è stato fatto a Pomigliano. Tra due mesi il verdetto sulla fattibilità del progetto. Ieri, in proposito, il Lingotto ha comunicato la disdetta, con decorrenza dal 31 gennaio 2011, per l’impianto Sata di Melfi degli accordi sull’organizzazione e i tempi di lavoro. L’azienda ha inoltre convocato i sindacati per il 9 novembre per un tavolo specifico a Pomigliano d’Arco. Il nuovo sistema ergonomico che si vuole introdurre, considerato migliorativo, permette di ridurre le pause: dalle attuali due di 20 minuti l’una, a tre stop di 10 minuti, nell’arco del turno di lavoro. La prestazione lavorativa viene quindi aumentata di 10 minuti.