Cassano addio e senza perché Ecco quello che Lippi non ha detto

«Ho le mie convinzioni e non do spiegazioni. E poi avete scritto tutto
voi...» Ma la verità è questa: modulo incompatibile, carattere e le
parole pro Donadoni

nostro inviato a Firenze

La sua presenza a Coverciano è solo virtuale. E resterà tale, almeno finché Marcello Lippi sarà il ct della Nazionale. Quella porticina azzurra che Antonio Cassano sperava di riaprire un giorno, rimarrà invece blindata. Senza alcuna spiegazione ufficiale del selezionatore viareggino. Coerente nella sua posizione sul talento barese, autore di un’ottima stagione e a detta di molti meritevole di una seconda chance.
Per Lippi il discorso si chiuse nel giugno 2005, quando Cassano giocò a Oslo contro la Norvegia ma non convinse il ct. Lo spazio azzurro di Fantantonio nel gruppo premondiale durò così lo spazio di quattro mesi (considerando il «debutto» con la Scozia a Milano), poi Lippi decise di mettere da parte il barese. E la bocciatura si è protratta anche nel secondo ciclo del viareggino, nonostante la stagione esaltante di Totò.
«Uno può fare bene nel suo club e male in azzurro, ma anche viceversa», il messaggio lippiano che cita ad esempio Pirlo, «in difficoltà nel Milan ma che può dare ancora molto alla nazionale», ma che forse vuole anche dire che nella Samp tutti giocano per Cassano. Così anche davanti alla morìa di attaccanti (Toni e Gilardino gli assenti illustri nel reparto offensivo), il barese è stato scartato. Lo stesso Amauri, non ancora italiano, è avanti al barese nelle preferenze di Lippi.
«Non devo dare spiegazioni non perché sono presuntuoso o arrogante, ma perché ho le mie convinzioni e le porto avanti», la risposta secca del ct alle domande insistite sul barese nel primo dei dieci giorni in cui la truppa azzurra preparerà il doppio impegno (forse decisivo per la qualificazione) con Montenegro e Irlanda. «Avete scritto di tutto e di più senza parlare con me, perciò non do spiegazioni – ribadisce Lippi –. Io parlo solo dei presenti».
Tra i quali c’è Pazzini, rinato a Genova dopo il periodo buio di Firenze anche grazie a Cassano. Almeno lui, però, la nazionale l’ha conquistata. «Pazzini sta beneficiando delle qualità di Cassano», deve confessare un po’ a denti stretti il ct. L’unica, piccola, apertura al barese. Del quale, dicono molti addetti ai lavori, è difficile fare a meno in questo momento. Fantantonio segna, fa segnare, trascina la Samp e sta via via eliminando quelle note caratteriali che sono state il suo limite. Elementi che non faranno cambiare idea a Lippi. Nemmeno disposto a ripensarci per l’amichevole pre Confederation di giugno a Siena, dove farà qualche esperimento e dove «potrei chiamare i vari Floccari, Di Vaio, Galloppa, Biagianti o Mascara, sempre che facciano bene fino alla fine della stagione». Nemmeno l’approdo della nazionale a Bari il prossimo 1° aprile, con possibile contestazione per la mancata convocazione di Totò, spaventa Lippi: «Credo che i tifosi sosterranno l’Italia e poi sarebbe squallido se quando scegliamo le sedi delle partite dovessimo tenere presenti i giocatori indigeni o della squadra di quella città».
Ma se spiegazioni Lippi non ne dà, queste sono facilmente intuibili: nell’attuale modulo azzurro, il tridente d’attacco è chiamato ad aiutare il centrocampo, un lavoro al quale Cassano non è avvezzo nella sua squadra di club; le recenti esternazioni del barese a favore di Donadoni e sul fatto di non essere disposto ad accettare panchina o tribuna, non sono state gradite al ct viareggino che nutre tra l’altro ancora dubbi sull’esuberanza del personaggio. E una sponda al selezionatore dell’Italia arriva da un suo predecessore illustre, Arrigo Sacchi. «Credo che Lippi non lo convochi per un motivo semplice: ci sono allenatori e io tra questi, che pensano maggiormente al copione rispetto al singolo calciatore».