Cassano, cinque giornate di squalifica

Pesante sanzione per l'attaccante della Sampdoria protagonista della sceneggiata nei confronti dell'arbitro Pierpaoli domenica scorsa durante la partita contro il Torino. La società non farà ricorso. La sanzione prevede anche 15mila euro di multa

Milano - Ci rivediamo ad aprile. Sono cinque le giornate di squalifica dispensate dal giudice sportivo, Giampaolo Tosel, ad Antonio Cassano. Più 15mila euro di multa e lo stipendio bloccato per oltre un mese. Il talento della Sampdoria paga il comportamento da "bullo di periferia" sfoggiato domenica durante la gara contro il Torino. Lo show del barese era tutto rivolto contro l'arbitro Pierpaoli colpevole (nella elementare, ma complessa psicologia del numero 99 blucerchiato) di avergli fischiato un fallo inesistente. Spogliarello, lancio della maglia, il tutto condito da "vaffa..." all'indirizzo del direttore di gara. Mani al collo di compagni e avversari che tentavavno di placarne l'impeto. Scenetta chiusa da un "ti aspetto qui" urlato dal sottopassaggio sempre a Pierpaoli. E forse a Cassano è arrivato un piccolo sconto per le scuse alla tifoseria di Marassi prima e all'arbitro dopo la doccia. Al barese, se verrà rispettato quanto annunciato dall'ad Marotta, la Sampdoria congelerà lo stipendio durante le cinque settimane di sospensione. Ma la società ha già annunciato che non farà ricorso: le giornate resteranno cinque. Mossa educativa ("Così impari a comportarti") e (perché no?) sottile strategia di marketing per abbassare le pretese del Real Madrid con cui la Samp stra tattando il cartellino del barese per il prossimo anno ("Visto? Vi togliamo una grana, fateci lo sconto").

Le motivazioni Cassano ha avuto anche l’ammonizione con diffida e un’ammenda di 15 mila euro. Squalifica e sanzioni accessorie sono "per comportamento non regolamentare in campo (settima sanzione)" e "per avere, al 43’ del secondo tempo, rivolto all’arbitro un’espressione ingiuriosa e, all’atto della consequenziale espulsione, reiterato gli insulti, togliendosi la maglia e lanciandola sprezzantemente verso il direttore di gara; per avere altresì omesso, nonostante ripetute sollecitazioni, di uscire dal recinto di gioco, indirizzando all’arbitro, con atteggiamento plateale, frasi intimidatorie".