Cassano contro tutti: mi ami o mi odi

Guida la Samp, ubriaca il Genoa, litiga con l’arbitro con le mani davanti alla bocca per non farsi vedere in tv

Genova - Il primo derby della storia giocato a febbraio e vinto da Maggio ha il profumo del talento sfrontato di Antonio Cassano. Ci sono voluti 178 minuti, tra andata e ritorno, per far capire a Genova che nel calcio bisogna fare gol. Ma proprio quando sembrava che a Marassi metterla dentro fosse proibito quanto parcheggiare sul sagrato del duomo, ecco spuntare il nemico giurato di ogni proibizione. È infatti un parto del ribelle barese l'assist per Christian Maggio, di professione esterno, per caso sciagurato divoratore di tre occasioni e per diletto goleador.

Insomma, stavolta lo spettacolo fu avvincente e la suspense ci fu davvero. Senza ironie sul fatto che fu proprio il genoano De Andrè a comporre la "Canzone del Maggio". Merito dello spettacolo è in gran parte del Pibe di Bari, protagonista mimico e tecnico della partita. Qualcuno scommetteva sull'accoppiata cartellino-gol. Per il giallo bastano 12 minuti: fallo di mano non sanzionato e relativa sceneggiata con insulti a Rizzoli. Eccessiva e immotivata. Cassano fa le bizze, reclama, ridacchia sarcastico, rischia il rosso. «Lo avesse fatto un mio giocatore, sarebbe finito fuori - reclama Gasperini -. Bisogna capire se mandare platealmente a quel paese l'arbitro è consentito. Il Genoa ha giocato in dieci per falli meno gravi».

Cassano ghigna con il ceffo furfante di chi sfoggia colpe birichine e talenti lampanti. Sa di avere nei piedi la manna, non si sente «secondo a nessuno». Cassano non segna, ma fa segnare e sognare con assist che sembrano manicaretti. A costo di quelle polemiche che si porta addosso indelebili e cafone come i tatuaggi: «Il Genoa ha solo menato. Ma più mi insultavano, più venivo fuori. O mi odiano o mi amano». Già, lui è fatto così. È quello che chiede il cambio perché è stanco, ma anche «perché volevo l'ovazione e volevo divertirmi un po' da fuori: il gavettone per Mazzarri era già pronto». Mazzarri che nel dopo partita si pente della conferenza stampa congiunta di venerdì con Gasperini: «Faceva il brillante, ora gli brucia». Basta un derby per scavare fossati nelle aiuole malaticce del fair play.

Il Genoa dei Tre Marchi (Rossi, Borriello e Di Vaio) conduce le danze con qualche deliziosa piroetta, spaventando subito Castellazzi con Di Vaio. La Samp invece aspetta e ringhia. Ma i rossoblù in avanti mancano di sincronia e il gioco è sterile. La ripresa funziona da contrappasso per l'accidiosa gara d'andata e con la rivoluzione di Maggio la Samp si ritrova padrona dell'incontro. L'esterno comincia a fallire gol a ripetizione e costringe Danilo alla seconda ammonizione: Genoa in dieci e Gasperini che caccia nella mischia tutti i difensori che ha. Terzo tempo all'incontrario con una semi-rissa e terzo Maggio da incubo con l'ennesimo gol sbagliato. Ma quando il numero sette sembra quasi una barzelletta, ecco Cassano che balla il tip-tap nell'area affollata e mette in mezzo. Stavolta la carambola è buona, e Maggio da faticatore si trasforma in goleador e si prende la ribalta. D'altronde a maggio si festeggiano i lavoratori. Ma a febbraio, mese del Carnevale, si festeggia Cassano, l'ultimo buffonesco fuoriclasse in grado di dividere Genova e l'Italia.