Cassano, Gattuso, Del Piero la pretesa degli Insostituibili

di Cristiano Gatti

Eccerto che non è un discorso simpatico. Quando si parla di Cassano si parla di un talento assoluto, quando si parla di Gattuso e Del Piero si parla di glorie nazionali. Chiaro che meritano rispetto, e bla-bla, e bla-bla-bla, e bla-bla. Però: se vogliamo ragionare senza pregiudizi e senza retorica, proviamo tutti a metterci nei panni di Lippi, di Leonardo e di Ferrara, rispondendo onestamente a questa semplicissima domanda: convocheremmo in nazionale questo Cassano, faremmo giocare tra i titolari questo Gattuso e questo Del Piero?
Chiaro che siamo nel campo dell’analisi contingente: in linea teorica, sul migliore Cassano, sul migliore Gattuso e sul migliore Del Piero nemmeno si porrebbe la questione. Ma migliori adesso non sono. Tutti e tre. Il Cassano del derby di Genova è imbarazzante, il Del Piero e il Gattuso post-infortuni pure. Spiace dirlo, magari sembra di bestemmiare in un santuario, ma non possiamo raccontarci barzellette. Allora, dov’è il problema? Questo Cassano può tranquillamente rimanere fuori dalla Nazionale, questo Gattuso può star fuori dal Milan e questo Del Piero può star fuori dalla Juve.
C’è tutto un partito di benpensanti, in Italia, che non ha la minima voglia di stare sui fatti. Procede per slogan: io quello lo farei giocare tutta la vita, io quell’altro lo farei giocare anche con una gamba sola, Cassano è il migliore talento che abbiamo, Gattuso è il Milan, Del Piero è la Juve, non esiste che adesso vengano trattati come giocatori qualunque. Sembrano mossi da nobilissime intenzioni, questi difensori ad oltranza dell’icona nazionale, ma se ci si azzarda a seguirli bisogna mettere in conto qualunque sbocco. A questa stregua, se la valutazione degli allenatori dovesse dipendere dal peso del nome, non si capisce perché Leonardo continui a lasciare fuori Baresi.
Torniamo allora con i piedi per terra. Siccome ormai della lotta-scudetto è impossibile parlare, dato che l’Inter rischia di arrivare a Natale con sessanta punti di vantaggio, sembra quasi di dover per forza inventare questioni bibliche anche sulle vicende più banali. Cassano, con l’autostima che ha, vuole a tutti i costi l’azzurro. Gattuso, con il carattere che ha, pretende un posto nel Milan. Del Piero, con la storia che ha, esige un posto nella Juve. Ma non si capisce bene perché. A quale titolo. Si sono rivisti le cassette delle ultime prestazioni? Si schiererebbero dal primo minuto, loro stessi, se fossero allenatori?
Diciamo la verità. La tentazione di giovani e vecchi campioni è sempre la stessa: vivere di rendita. Il ragazzo vorrebbe campare sul talento espresso qualche volta, sicuro che basti per sempre. Il veterano sulle glorie passate, sicuro che bastino in eterno. Ma purtoppo lo sport, come la vita, ha le sue regole elementari: ogni giorno si ricomincia da capo. E non c’entra nulla il trito richiamo al rispetto: chi li lascia fuori non manca di rispetto a niente, dà semplicemente una valutazione, come impone il suo ruolo. Cassano può pretendere l’azzurro se gioca da Cassano, quello vero, così come Gattuso e Del Piero possono esigere un posto nel Milan e nella Juve se giocano come qualche stagione fa (chi se lo scorderà mai, il Gattuso del Mondiale tedesco...). Se vuole, il campione può vivere di rendita fuori dal campo, grazie ai guadagni di questo breve scorcio della sua vita, ma in campo vale un’altra legge: titoli e baronìe contano zero, gioca chi merita.
Caso mai il concetto non fosse chiaro, c’è sempre Mourinho a spiegarlo meglio. Gli chiedono come abbia potuto mandare in tribuna addirittura Balotelli. Risposta: «Ho mandato in panchina due campioni del mondo come Vieira e Materazzi, posso mandare in tribuna un ragazzino?». E dire che Balotelli appare in ottimo stato di forma, ultimamente. Vogliamo dire - sinceramente, senza offesa - in che stato sono ultimamente Cassano, Gattuso e Del Piero?