Cassano, i moralisti fanno la morale Ma all’arbitro nessuno dice niente?

L’Italia è un paese di poeti, santi, navigatori ma anche di supertecnici di calcio e di moralisti.
Riguardo al caso Cassano è saltato fuori un esercito di moralisti che sarebbe interessante vedere fra le quattro mura domestiche.
È chiaro che Cassano sia un talento calcistico che, militando nella Sampdoria, possa fare invidia a determinate società. Lungi dal voler fare del vittimismo stiamo semplicemente ai fatti.
Tutti hanno avuto modo di assistere a quanto avvenuto a fine gara di Reggina-Juventus e, nella fattispecie, va ricordato come i dirigenti juventini facciano parte del «Fair Play Team», progetto che intende educare e promuovere i valori dello sport raccogliendo fondi a favore di progetti sociali, dirigenti che hanno profuso tutto l’autocontrollo per non contestare l’arbitro Dondarini. I fatti li hanno visti tutti, è quasi inutile sottolinearli. Dopodiché i moralisti hanno sentenziato: «Punita, retrocessa e umiliata: la Juventus deve pagare ancora?, accusando l’arbitro e difendendo la Signora.
Due settimane dopo capovolgimento di fronte, laddove è stata sposata in toto la tesi del moralismo sparando a vista: la situazione è simile, con la sostanziale differenza che a Reggio la protagonista si chiamava Juventus mentre a Genova si chiama Cassano.
A Genova l’arbitro Pierpaoli (dodici gare in serie A in due stagioni) ha fischiato un rigore a favore del Torino per un fallo commesso almeno un metro e mezzo fuori dall’area di rigore, episodio sul quale la disinformazione è stata pressoché totale per fattori correlati a geopolitica, demagogia e soprattutto all’ignoranza del regolamento da parte di arbitro e guardialinee e nella gabbia è finito Cassano. Da non sottovalutare altre componenti tra cui, in primis, la questione dei diritti TV, lasciando ad altri ogni giudizio in merito, a prescindere dal fatto che in ventisei gare sono stati concessi alla Sampdoria, se non vado errato, due-tre rigori al massimo.
Riguardo a Cassano non devo certo dare suggerimenti alla Società. Siamo di fronte ad un grande talento - genio e sregolatezza - che sarebbe delittuoso perdere e che occorre capire anche sul piano umano del carattere e del trascorso della fanciullezza, tenendone anche presenti la sensibilità e l’umiltà come nel caso dell’abbraccio al portiere della Sampdoria colpevole sul primo gol subito dal Torino, l’affettività nei confronti del Presidente Garrone ritenuto come un padre e della Sampdoria vista come una famiglia ed altro ancora.
La storia insegna come scrittori e grandi artisti, spesso espressione di genio e sregolatezza, siano stati nel contempo grandi uomini. Non a caso in altre società e nella stessa Sampdoria hanno militato giocatori con peculiarità simili a quelle di Cassano e, per citarne solo alcuni, i vari Mancini, Vieri, Chiorri, Skoglund, il portiere Moro, Sabbatella, Cucchiaroni ed altri.
Un rilievo non evidenziato dai media è riconducibile al fatto che Mazzarri non abbia tolto Cassano in considerazione del nervosismo, accentuato probabilmente dallo stato influenzale, e del pari al fatto che il dirigente Marino non sia riuscito ad allontanarlo dal tunnel dei giocatori: oltre alla mancanza di psicologia, siamo di fronte anche all’assenza di tutela del giocatore, a prescindere da giudizi impropri che da parte di taluni dirigenti andrebbero evitati.
A livello mediatico non si è levata alcuna voce in ordine al comportamento tenuto dall’arbitro Pierpaoli e il Signor Collina dovrebbe riflettere seriamente sul fatto che su due terzi del campionato la situazione delle prestazioni arbitrali appare del tutto disastrosa falsandosi in tal modo la regolarità del campionato stesso: le designazioni dei direttori di gara meriterebbero maggiore ponderazione nel senso di tener conto di diversi fattori come ad esempio, nel caso specifico di Sampdoria-Torino, sarebbe stato necessario considerare il ritorno da ex di Novellino e di altro ancora, non designando un arbitro quasi debuttante per una gara particolare, dove erano in gioco la qualificazione in Uefa e la retrocessione.
Collina, sempre presente negli stadi, non vede o finge di non vedere che certi giocatori praticano un gioco scorretto ai limiti dell’integrità, non avendo la percezione che in tal modo il gioco del calcio viene demolito trasformando i talenti in scamorze e le scamorze in arbitri, lui, che presenzia accompagnato dalla scorta per aver ricevuto una missiva insignificante quando a più importanti personaggi dello Stato - ved. Biagi ed altri - è stata tolta.
Cassano va compreso e protetto mettendo in atto le misure più opportune per correggerlo, tenendo presente che gli sciacalli sono dietro l’uscio. Non pratica gioco scorretto mentre, come giocatori di altre squadre, è fatto oggetto di falli al limite dell’integrità venendogli dato fallo contro: ha un senso della giustizia molto forte e personale e, di fronte ad un’ingiustizia palese, spesso reagisce. Concludendo, «contra potentes meno est munitus satis» nessuno è abbastanza difeso contro i potenti, ergo il Palazzo non si può toccare.