Cassano si scusa con la Roma e la Spagna s’infuria

Marcello Di Dio

Poche dichiarazioni - rilasciate venerdì sera a un’emittente privata romana - e Antonio Cassano ha fatto nuovamente riaccendere i riflettori su di sé. «Ho sbagliato a venire al Real, se potessi tornerei a Roma a piedi per indossare di nuovo la maglia giallorossa», le parole del barese che per molti tifosi sono suonate come un dietrofront di comodo, vista l’attuale situazione conflittuale a Madrid con Capello. Che ieri ha evitato l’argomento: «Non c’è nulla da aggiungere».
Il rapporto tra Totò e la Roma è finito da mesi e non esistono margini di riapertura, nonostante i segnali distensivi del barese. E se la società ha preferito non prendere posizione, fredda è stata la replica del tecnico Spalletti, pure elogiato da Cassano con il quale ha vissuto un breve periodo in giallorosso. «Le sue parole? Ho provato le stesse sensazioni con Bovo e con tutti gli altri che sono andati via. Di Antonio ho parlato in passato, ora devo pensare a cose concrete e cioè alla Fiorentina. Ha detto che tornerebbe a piedi? Sono tanti i giocatori che vorrebbero venire alla Roma...». Nella capitale, sponda giallorossa, gli estimatori di Cassano sono ormai in minoranza. A Napoli i tifosi vip, da Mario Merola al pallanuotista Franco Porzio, lo vorrebbero in maglia azzurra.
A Madrid, invece, dopo le dichiarazioni nostalgiche per i colori giallorossi, le sue quotazioni sono sempre più in discesa: da «angel de la Copa», com’era stato ribattezzato dopo il gol del debutto contro il Betis in Coppa del Re, Tonino è ormai diventato «el diablo rebelde», che fa esercizio di umiltà nel momento e nel luogo sbagliato. «Ci mancava solo questo! Cassano chiede scusa, ma alla Roma!», sottolinea Marca che aggiunge come «l’incorreggibile Antonio» si rifiuti di fare ammenda per gli insulti a Capello. Per El Mundo, anche se «Cassano non dice esplicitamente che vuole andare via (è legato al Real fino al 2010, ndr.) ha già voltato le spalle al club merengue». In altre parole «gli interessa più cercare una via d’uscita e tornare a Roma che chiedere perdono e restare in Spagna». E il suo spirito anarchico, che pareva caricare i compagni del Real, è ora messo al bando da As come «inconciliabile con la ferrea disciplina imposta dal metodo Capello». Un metodo «fatto di ordine, rigore e disciplina», elogiato ancora ieri dal presidente del Real, Calderon, ma lontano anni luce dallo spirito sbarazzino di Totò.