Cassano, Spalletti non capisce ma si adegua

Fabrizio Aspri

Avrebbe voluto parlare dei suoi trascorsi empolesi, riavvolgere il nastro dei ricordi e porre in vetrina emozioni e brividi di una vigilia elettrizzante. Sarebbe stato bello. Ma la missione si è rivelata «impossibile». A Trigoria, a ventiquattro ore dal match in terra toscana, si punta dritto al tema del giorno: Cassano e la sua telenovela. Mentre il toscano di Certaldo si accomoda, prova il microfono e si presta alle domande dei cronisti, Rosella Sensi «salta» da una frequenza all’altra dell’etere capitolino per mettere a nudo un’amara verità: la trattativa tra la Roma e il barese è arrivata ai titoli di coda, ha ormai scritto la parole fine.
«Se l’amministratore delegato ha dichiarato ciò - esordisce un sorpreso Spalletti - ci saranno le giuste motivazioni. E io mi allineerò alla società. Ma prima di sapere se il giocatore andrà via a gennaio, aspettiamo. Gli scenari, nel calcio, cambiano velocemente. Se potrò utilizzarlo? Nei prossimi giorni avrò un colloquio con i dirigenti, ma mi allineerò. Esiste un progetto e dobbiamo seguirlo. Ora, però, pensiamo alla gara di Empoli».
Già. Basta sbirciare la classifica per rendersi conto che la Roma, al di là delle bizze di Cassano o del braccio di ferro tra la società e il manager del barese, deve capire cosa vuol fare da grande: navigare nei mari della media classifica o tentare la scalata alle alte vette del campionato. E un indizio importante deve arrivare oggi da Empoli.
Non sarà un’impresa da poco. Anche perché, a un club giallorosso giunto alla quinta gara esterna (Coppa Uefa compresa) senza subire gol, risponderà una padrona di casa che, alla pari di Inter e Reggina, ha segnato più reti con calciatori subentrati a match in corso, ben tre: Tavano (due) e Pozzi. Numeri e nulla più, ma in grado di tracciare le linee di una partita da non prendere sottogamba, pena una caduta libera che a questo punto sarebbe difficile da metabolizzare. «Sono convinto che col tempo le cose si sistemeranno - tuona Spalletti, ottimista a oltranza -. Di punti ne abbiamo fatti pochi, è vero. Come credo che vadano migliorate alcune cose a livello di collettivo, situazioni che si perfezioneranno con il tempo. L’obiettivo è ben chiaro: nonostante le tante voci, dobbiamo andare avanti con la consapevolezza che il lavoro che stiamo facendo ci aiuterà».
Il «progetto» ha bisogno di tempo per trasformare il sogno in palpabile realtà. Questo è l’Sos che giunge dal quartier generale romanista. Intorno a Francesco Totti, che la società ha investito del ruolo di «top player» riconoscendogli ingaggi e galloni da primo della classe, il tecnico sta allestendo una formazione competitiva, cercando di colmare lacune e carenze che solo nuovi arrivi potrebbero spazzar via. Lì in mezzo, dove si organizza il gioco e si ingranano marce e velocità, manca un regista, una mente pensante. Un Pizarro, per dirla alla Spalletti. Mentre a sinistra, dove oggi potrebbe giocare Chivu, si avverte l’assenza di un fluidificante, di un tipo alla Chiellini insomma. «Meglio pensare al presente – spiega il mister – e tenere bene a mente che questa è una gara che abbiamo il dovere di provare a vincere, con serenità. Spero che i giocatori si comportino di conseguenza».
Un avviso ai naviganti. Tra i quali, a caccia della trecentesima partita da professionista, ci sarà anche l’acciaccato Perrotta, partito per Empoli ma alle prese con un problema muscolare che lo pone in ballottaggio con Dacourt.
In difesa, possibile rilancio di Mexes («Potrebbe essere la partita giusta per lui»), in attacco fari accesi sul rientro di Amantino Mancini e sul ritorno in panchina del bomber Montella.