Da Cassano a Zenga, una domenica da monelli

P er una volta hanno ragione i monelli. Il monello calcistico solitamente è un gran rompiscatole, non sempre in grado di farsi scusare sul campo dopo intemperanze, atteggiamenti da scansafatiche o sbruffone, paroline in eccesso, fughe dal ritiro, divagazioni notturne e tanto d’altro. Invece in questo week end, monelli doc ed altri così etichettati per dire comune si sono presi la loro rivincita.
Walter Zenga, uno che si porta dietro l’etichetta, ha inaugurato la sua storia sulle panchine di serie A con un successo che vale una di quelle paratone ad effetto che lo fecero miglior portiere del mondo. Se il futuro gli sorriderà, un giorno ringrazierà Mancini e Moratti. Nello strampalato vagheggiare del «dopo Liverpool», il presidente interista voleva affidargli la panchina, rischiando danno perpetuo all’Inter e al medesimo Zenga. Invece questo Zenga è tutt’altro, professionalmente serio e preparato.
Ieri si è riaffacciato Cassano, e quando ha acceso il motore anche la Sampdoria ha trovato la strada per vincere. Sabato Pippo Inzaghi (monello sui generis: se non gioca, la luna va di traverso) ha dimostrato a tutti cosa significa avere il gol nel sangue. E De Rossi, che ora rischia la squalifica ad ogni cartellino giallo, ha scaricato tutta la cattiveria in quel rigore che ha tenuto la Roma a distanza di scudetto. L’Inter si è affidata a Vieira, uno dei suoi eterni mugugnanti, ed ha riscoperto il bello di Balotelli, ben conoscendone il lato oscuro che poi è la testa pazzerellona e quel superiority complex che si porta addosso.
Purtroppo, per i tifosi del Torino, Recoba non si è accodato alla mirabile compagnia. Ma non sempre si può sperare nei miracoli. Forse non ci crede più neppure Moratti.
Detto questo, ne segue la morale della storia. Il calcio di oggi, di ieri e dell’altro ieri, ha dimostrato che con i monelli si può vincere. Con gli scolaretti e i camerieri calcistici, al massimo si pulisce la coscienza. Dice niente questa frase? «Abbiamo provato di tutto, ma gli avversari, l’arbitro, ecc...». Ecco, stavolta il campionato ha dimostrato che, se vogliamo divertirci e sperare nell’imprevisto, abbiamo bisogno dei monelli. Il monellismo è il sale del pallone. L’Inter lo ha dimostrato ed è ancora in testa al campionato. La Roma ci ha provato, ma se avesse ancora Cassano... Chissà? Walter Zenga è l’immagine di un monello pentito. Inzaghi un monello intelligente. I monelli sono la spina di tanti allenatori. Però, che dite? Meglio Rooney o Gilardino?