Cassazione: 20 anni all'infermiera killer di Lecco

Verdetto definitivo per Sonya Caleffi: colpevole di omicidi iniettando aria nelle vene dei pazienti e di altre tre tentate uccisioni. Durante l'interrogatorio ha confessato di agire per "mettersi in luce davanti ai superiori nel curare le embolie". La procura chiedeva un inasprimento della pena

Roma - Vent'anni di carecere. Questa la condanna definitiva per Sonya Caleffi, l’infermiera di Como accusata di aver ucciso cinque pazienti con iniezioni di aria. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato i ricorsi dell’imputata e della procura generale di Milano (che chiedeva una pena più severa con il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione) contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello del capoluogo milanese che aveva inflitto all’infermiera 20 anni di carcere confermando la pronuncia di primo grado con rito abbreviato.

La vicenda Sonya Caleffi, infermiera dell’ospedale Manzoni di Lecco, era finita sotto processo per cinque omicidi volontari e tre tentati omicidi di altrettanti pazienti, da lei stessa confessati. Agli inquirenti ha raccontato che aveva agito per farsi notare dai suoi superiori, intervenendo prontamente di fronte alle embolie che lei stessa causava con le iniezioni. I giudici del merito l’avevano ritenuta perfettamente lucida e consapevole al momento dei fatti. La Caleffi, che soffre di un disturbo della personalità, uccideva i pazienti, dei quali in precedenza aveva evidenziato la criticità delle condizioni di salute.