La Cassazione: «Berlusconi? Estroso e con enorme carisma»

RomaNessuna prova raccolta dalla Procura di Milano è «grave, precisa e concordante». Non ci sono elementi che confermino il progetto di corruzione avvenuto in un incontro del 1994 tra Silvio Berlusconi e l’allora avvocato della Fininvest Massimo Maria Berruti. Insomma, scrive la Cassazione motivando l’assoluzione di Marinella Brambilla e Nicolò Querci, «si tratta solo di congetture». Se «il fatto non sussiste», resta però una cosa, che il Cavaliere «è un uomo del quale è nota l’estrosa vivacità». E un’altra: «Ha un enorme e innegabile carisma personale».
Sì, è proprio così. Non è un militante del Pdl a tessere le lodi del premier, ma i giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte. Sorprendente ma vero, scritto nero su bianco dal relatore della sentenza Raffaele Capozzi. Don Antonio Zuliani, 89 anni, il confessore e padre spirituale di Berlusconi, ovviamente concorda: «I magistrati gli fanno questi elogi? Bene, ma che Silvio sia vivace e carismatico io lo so da trent’anni. Sono il suo garante presso Dio. Lui è una personcina a modo, ma ci sono tanti invidiosi...».
La complessa vicenda giudiziaria ruotava sulla visita che Berruti, ex capitano della Finanza, poi consulente Fininvest e oggi deputato Pdl, aveva fatto l’8 giugno 1994 al Cavaliere, anche allora presidente del Consiglio, per sollecitarlo ad intervenire a una manifestazione in Sicilia. Un capitolo delle presunte tangenti alla Gdf? No, dietro il colloquio, secondo la Cassazione, non c’è alcuna corruzione. Quella della Procura di Milano è «una congettura altamente opinabile, in quanto è nota l’estrosa vivacità di Berlusconi, il quale ben avrebbe potuto optare per un suo diretto e non preventivato intervento in campagna elettorale a Palermo, fidando del suo enorme e innegabile carisma personale».
Per l’accusa, Brambilla e Querci avevano detto il falso negando che ci fosse stato un incontro tra il premier e Berruti durante il quale si sarebbe parlato di tangenti alla Finanza per alcuni controlli fiscali su società del gruppo Fininvest. Nella sentenza, invece, i supremi giudici parlano di «assenza di valenza indiziaria» nelle prove sulla quali la Corte di Appello di Milano condannò la Brambilla e Querci a un anno e quattro mesi. Milano, scrivono i giudici, aveva «accertato l’estraneità di Berlusconi» ma avevano formulato «una serie di congetture del tutto opinabili e aleatorie, non condivisibili e rimaste prive di alcun riscontro».