La Cassazione: «In carcere i baby-scippatori»

Santelli: «Era ora Le città sono ostaggio dei piccoli criminali, spesso impuniti»

Nessuna indulgenza per i ragazzini colti in flagrante mentre tentano di scippare una borsetta o pizzicati durante la «visita» in un appartamento. Per loro scatta l’arresto immediato in attesa del processo così come per i «colleghi» maggiorenni. La Cassazione ha infatti dato via libera alla custodia cautelare anche per i minori ultraquattordicenni che rubano nelle case o scippano per le strade.
La sentenza depositata ieri sgombra quindi ogni dubbio interpretativo sulla normativa applicabile ai minori e aiuterà molti pubblici ministeri ad applicare la strada del rigore senza venir bloccati da solerti giudici che ordinano la liberazione immediata di tutti i minori colpevoli di delitti di una certa gravità sociale. Ma la colpa è spesso della legge sibillina o lacunosa come quella contenuta nel Dpr 448 del ’98 che disciplina i casi in cui può scattare l’arresto per gli imputati minorenni e che non contiene i casi di tentato furto. Ora però, la Suprema corte ha chiarito, una volta per tutte la situazione e si spera che nei tribunali minorili ci sia più armonia tra chi chiede la custodia e chi deve convalidarla.
Il caso che ha messo in grado la Cassazione di dare indicazioni precise ai giudici è tanto classico quanto usuale. Il 23 gennaio scorso un’adolescente nomade, Romina, era stata sorpresa a rubare in un appartamento della capitale. Il pm aveva chiesto la convalida dell’arresto ma il gip non se l’era sentita di seguirlo sulla strada del rigore sostenendo che, per la legge, la misura cautelare non era applicabile per questo genere di reati.
La Suprema corte ha invece ribaltato la situazione, ha annullato la decisione del gip e ha rinviato tutte le carte al Tribunale per i minorenni di Roma che dovrà adottare la «linea dura» nei confronti di Romina (se la troveranno ancora in circolazione per la città) e di altri giovanissimi ladri d’appartamento o piccoli ma pericolosi scippatori. Secondo i giudici, infatti, la custodia cautelare deve scattare, anche «nei confronti dei minorenni chiamati a rispondere di tentato furto in abitazione con effrazione». E questo perché la legge 128 del marzo 2002 «ha ridisegnato la fattispecie di furto commesso in abitazione o con strappo» allo scopo di evitare che «il bilanciamento delle aggravanti con circostanze attenuanti potesse frustrare il rigore sanzionatorio». I giudici sgombrano il campo dai dubbi e ammettono che «c’era contrasto giurisprudenziale sulla questione».
Ora la tendenza, risolta in senso restrittivo dalla Suprema corte, solleverà un mare di polemiche. E divide, fin da subito, gli schieramenti politici. Jole Santelli, deputato di Forza Italia esulta: «Ogni tanto arriva una buona notizia anche dalle aule di giustizia. La sicurezza delle nostre città è quotidianamente minata da bande di piccoli criminali che fino ad oggi sono rimasti impuniti». Di avviso decisamente contrario, Paola Balducci deputata verde e membro della Commissione giustizia che parla di sentenza inaccettabile: «Non è arrestando i piccoli ladri che i cittadini potranno risolvere il problema dei furti e degli scippi. Degrado ed emarginazione sono i veri genitori di questi ragazzini rom che vanno in giro a rubare». Il presidente della commissione Giustizia della Camera Pino Pisicchio è più possibilista della collega: «La Cassazione dà spessore giuridico a un allarme sociale che non può non trovarci sensibili come legislatori. Il peso dei reati compiuti da minori è sempre più rilevante: la delinquenza organizzata li utilizza per eludere le maggiori sanzioni, e poi a questo si aggiunge il fenomeno delle baby gang. È giunto dunque il momento di operare per una nuova normativa».