La Cassazione chiude il caso dei dossier illegali

Pietra tombale sull’affare-intercettazioni, la lunga e tormentata storia dei dossier che l’Ufficio Security di Telcom Italia collezionava ai tempi in cui era diretto da Giuliano Tavaroli. Ieri sera la Cassazione, dando torto pieno alla Procura di Milano, ha confermato che il segreto di Stato copre buona parte dell’attività di raccolta di informazioni compiuta nel corso degli anni da Tavaroli con la collaborazione dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e - secondo la Procura milanese - dello 007 Marco Mancini, vicecapo del Sismi. E poichè il resto della vicenda è inghiottita dalla prescrizione, il processo a carico di Mancini si chiude definitivamente con un nulla di fatto.
Le migliaia di fascicoli informativi accumulati dalla Security di Tavaroli erano stati individuati e sequestrati nel 2005: tra di essi quello sul presunto conto estero dei Ds, il cosiddetto «Oak Fund», ma anche quelli a carico di concorrenti, giornalisti, politici, imprenditori, capi di stato esteri. Una massa imponente che tra le fonti originarie aveva, secondo i pm milanesi Stefano Civardi e Nicola Piacente, lo 007 Mancini, commilitone di Tavaroli all’epoca in cui entrambi erano carabinieri. E di fatto l’inchiesta milanese si è mossa su un terreno impervio e scivoloso, quello dei rapporti «non ufficiali» tra una azienda strategica per il Paese come Telecom e il mondo della nostra intelligence. Alle domande su tali rapporti, Mancini rifiutò di rispondere appellandosi al segreto di Stato. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, interpellato dal giudice, confermò il segreto. E il giudice preliminare Mariolina Panasiti assolse Mancini. Da ieri, la Cassazione rende definitiva quella sentenza, respingendo il ricorso presentato dalla Procura milanese. I rapporti tra Telecom e servizi segreti, dice in sostanza la Suprema Corte, riguardano la sicurezza del Paese.
E insieme al ricorso della Procura, viene respinto anche quello di Telecom, che si era costituita parte civile nei confronti dell’investigatore Cipriani (come pure di Tavaroli, che nel frattempo è uscito di scena patteggiando una condanna a quattro anni e mezzo). Telecom contestava il proscioglimento di Cipriani dall’accusa di appropriazione indebita: per il giudice, l’attività di dossieraggio era stata compiuta nell’interesse e con il consenso dei vertici aziendali. E la Cassazione ha respinto il ricorso.