La Cassazione chiude i bulli in casa

Per la Cassazione meritano la misura cautelare del divieto di uscire la sera, dalle 21 alle 8 del mattino, con obbligo di residenza nella casa dei genitori, due ragazzi ventenni di Genova indagati per bullismo in relazione a violenze su un ragazzo del loro gruppo di amici.
La Suprema corte ha, infatti, respinto il ricorso con il quale i due giovani contestavano «l’obbligo dimora con reperibilità oraria dalle 21 di sera alle 8 del mattino» emesso dal Tribunale della Libertà di Genova lo scorso 2 ottobre. I due sono indagati per violenza privata e diffamazione per aver tagliato i capelli a Roberto M., averglieli tinti e aver verniciato il suo corpo anche con simboli nazisti: la scena era stata ripresa col telefonino e le immagini della vittima erano state riprodotte su You Tube. Per questi episodi di aggressione nei confronti di Roberto, avvenuto la sera in un appartamento frequentato dalla stessa vittima e da una compagnia di ragazzi dei quali facevano parte come leader i due indagati Marco B. e Alessandro B., il pm di Massa lo scorso 1° agosto aveva chiesto l’obbligo di dimora, ma il gip non glielo aveva concesso ritenendo spropositata la misura cautelare. La Procura di Massa ha però fatto ricorso al Tribunale del riesame di Genova che, invece, ha emesso il divieto di uscire la sera per i due presunti bulli. Senza successo i difensori di Marco e Alessandro (entrambi nati nel 1987) hanno fatto ricorso alla Suprema corte contestando la severità della misura limitativa della libertà personale dei due ragazzi. La Cassazione ha risposto che non è vero che il provvedimento in esame sia stato emesso solo in base «a considerazioni di tipo moralistico dal momento che viene motivatamente rappresentato il rischio di reiterazione del reato vista la natura costante dell’aggressione psicologica in danno di Roberto M., la cui ridicolizzazione costituiva occasione di divertimento degli indagati e cemento del gruppo amicale». Così con le sentenze 5394 e 5391 la Quinta sezione penale ha dichiarato «inammissibili» i reclami dei due giovani.