Cassazione conferma: De Magistris va trasferito

Le sezioni unite della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibili i ricorsi di De Magistris e del ministero della Giustizia (che chiedeva una pena più aspra), contro la sentenza che disponeva il trasferimento del pm. "Il ricorso di de
Magistris è stato presentato in ritardo"

Roma - Confermato il trasferimento di De Magistris. Le sezioni unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi del pm Luigi De Magistris e del ministero della Giustizia contro la sentenza della sezione disciplinare del Csm dello scorso gennaio, in cui si disponeva il trasferimento del procuratore da Catanzaro e il suo passaggio a funzioni diverse da quelle di pm. Una nota del Csm spiega che nella riunione di oggi del comitato di presidenza, il presidente della suprema corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, ha prodotto copia della sentenza, depositata venerdì scorso in cancelleria.

La motivazione della sentenza "Il ricorso presentato da de Magistris è stato presentato in ritardo". Ecco perché le Sezioni unite civili, con la sentenza 19279 dell’11 luglio 2008, hanno respinto il reclamo di De Magistris e del ministero della Giustizia. De Magistris era stato raggiunto dal provvedimento disciplinare del Csm per diverse violazioni durante la conduzione delle inchieste "Why Not", "Poseidone" e "Toghe Lucane". Anche il ministro della giustizia aveva fatto ricorso contro la sentenza del Csm per la fuga di notizie e i rapporti con la stampa che avrebbe avuto De Magistris e che per il Csm non erano censurabili mentre per il ministero erano condotte da punire. Il ricorso del ministero è stato anch’esso dichiarato inammissibile per le stesse motivazioni cioè perchè presentato ritardo. Secondo la Cassazione, infatti, "il ricorso per Cassazione contro le sentenze della sezione disciplinare del Csm, che a norma dell’articolo 24 d.lgf. n.109/06 va proposto nei termini e con le forme previste dal codice di procedura penale, deve essere presentato e fatto pervenire mediante telegramma con lettera raccomandata alla segreteria della sezione disciplinare, ai sensi degli articoli 582 e 583 c.p.p. nel termine di 30 giorni stabilito dall’articolo 585 c.p.p. decorrente dalla scadenza del termine stabilito per il deposito". Se il caso è particolarmente complesso per la stesura delle motivazioni o per la gravità delle impugnazioni in base all’articolo 544 c.p.p. si può indicare un termine più lungo, ma non era questo ne il caso di De Magistris ne per il ricorso del ministero che quindi sono stati presentati oltre il termine di 30 giorni. La Cassazione non è entrata nel merito dei diversi capi di imputazione proprio perchè il ricorso era inammissibile in partenza in quanto presentato fuori dei termini.

La vicenda Risale al 18 gennaio scorso la decisione del Csm con la quale il pubblico ministero De Magistris è stato condannato al trasferimento da Catanzaro e dalle funzioni. Nei confronti del magistrato ci fu anche la sanzione della censura, essendo stato riconosciuto colpevole di aver violato i suoi doveri e norme di procedura nella conduzione di alcune sue inchieste. Il trasferimento, però, non era immediatamente esecutivo, così come aveva chiesto l’allora Guardasigilli, Clemente Mastella, che aveva promosso l’azione disciplinare.

Accuse La condanna del Csm riguardava sei delle 11 accuse contestate inizialmente al magistrato. In particolare si riferisce a due provvedimenti che l’accusa aveva ritenuto fossero "abnormi": quello con cui De Magistris aveva disposto che i nomi di due suoi indagati, il senatore di Forza Italia Pittelli e il generale Cretella, fossero chiusi in un armadio blindato, e il decreto di perquisizione nei confronti del pg di Potenza Tufano, in cui si riferivano fatti ’non pertinentì come la relazione extraconiugale tra due magistrati. Condanna anche per la trasmissione del fascicolo Poseidone alla procura di Salerno, dopo che il procuratore gli aveva revocato la delega, per non aver informato i superiori di alcuni provvedimenti adottati, e per la mancata richiesta di convalida di 26 fermi. Nessuna responsabilità invece (per non aver fatto in modo di prevenirle) per le fughe di notizie sulle sue inchieste, come quella sull’iscrizione di Prodi nel registro degli indagati. E assoluzione anche per le dichiarazioni alla stampa. Nelle motivazioni della condanna il Csm aveva sostenuto che De Magistris ha violato "regole di particolare rilievo", dimostrando "insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone". Il 31 marzo scorso il Ministro della Giustizia, Luigi Scotti, ha impugnato la sentenza del Csm ritenendo che De Magistris non doveva essere assolto dall’accusa di non aver adottato tutte le misure necessarie per impedire la fuga di notizie sulle sue inchieste, a cominciare da quella sull’iscrizione del presidente del Consiglio Prodi tra gli indagati nella Why Not. Nè tanto meno dalla contestazione di aver diffuso sospetti senza prove nei confronti di superiori e colleghi.

Ricorso L’undici aprile anche lo stesso De Magistris ha deciso di presentare ricorso alle sezioni civili della Cassazione contro la condanna inflittagli dal Csm. Il primo luglio scorso si è svolta l’udienza dinanzi ai giudici della Cassazione durante la quale il Pg, Antonio Martone, nella sua requisitoria aveva chiesto di rigettare il ricorso del pm e di accogliere una parte del reclamo avanzato dall’ex Guardasigilli Luigi Scotti contro il proscioglimento di De Magistris dall’accusa di aver mancato di cautela nei rapporti con la stampa.