Cassazione: "Dare del razzista ad un fascista non è reato" 

La Suprema Corte ha assolto un reporter che, riportando le parole del politico Nando Simeone, aveva accusato di xenofobia gli esponenti di Forza Nuova. Secondo i giudici, razzismo e violenza sono valori strutturali dell'ideologia fascista

Roma - Dare del "razzista" a qualcuno è reato, ma non se il destinatario dell'epitteto si riconosce nei valori di estrema destra. E' la conclusione a cui è giunta la Corte di Cassazione esaminando il caso di un giornalista del Corriere della Sera che aveva definito così degli esponenti di Forza Nuova. Con la sentenza numero 4938 del 10 febbraio 2011, quindi, la quinta sezione penale ha confermato il non luogo a procedere del reporter che era stato denunciato dal leader dell'organizzazione di estrema destra, Roberto Fiore, per una intervista nella quale un politico, Nando Simeone - esponente di Rifondazione Comunista e ex vicepresidente della Provincia di Roma- inseriva Forza Nuova tra le "organizzazioni chiaramente fasciste e che sono portatrici di valori quali la xenofobia, il razzismo, la violenza e l’antisemitismo".

Le motivazioni Curiose le motivazioni della sentenza: secondo la Cassazione, in una dimensione storica le "qualifiche di xenofobia, razzismo, violenza ed antisemitismo attengono a principi o valori intimamente connaturati e strutturalmente coessenziali alla ideologia nazista e fascista". Questa sentenza è in linea con quanto aveva già sostenuto la Suprema corte dopo una denuncia dello Fiore dell'anno scorso. Allora la Cassazione infatti sostenne che affermazioni simili rientrano nel diritto di "critica storica e politica" dal momento che "alla luce dei dati storici e dell’assetto normativo vigente durante il ventennio fascista, segnatamente delle leggi razziali, la qualità di fascista non può essere depurata dalla qualità di razzista e ritenersi incontaminata dall’accostamento al nazismo".