La cassazione: dire negro di m... non è reato

Per la terza volta, negli ultimi tre mesi, la Cassazione torna ad occuparsi di una causa nata per motivi di discriminazione razziale. La Suprema Corte ha confermato il proscioglimento di Susanna R. che aveva detto «negro di m..» a un collega di lavoro extracomunitario arrivato tardi al turno. La donna si era lamentata della scarsa puntualità di Mohammed S. - che aveva preannunciato il ritardo - e lui le aveva detto «sei cattiva, ce l’hai con me» augurandole anche «del male per la sua famiglia». A questo punto Susanna l’aveva chiamato «negro di m...». La questione finì in tribunale. Il gip del Tribunale di Firenze prosciolse la signora dal «reato di ingiuria aggravato dalla presenza di più persone e dalla finalità di discriminazione razziale» ritenendo che Susanna non fosse punibile «essendovi stata reciprocità di offese ed avendo ella agito in stato d’ira», contro «l’anatema».