La Cassazione: «Via i nomi dalle sentenze»

La privacy arriva in Cassazione. D'ora in poi verranno cancellati nomi e cognomi dalle pronunce sia di assoluzione sia di condanna. Per la prima volta la Suprema corte si è pronunciata sul ricorso presentato da una persona della quale per effetto dello stesso provvedimento, non si sa il nome. E ha dato ragione al signor Pinco Pallino basandosi sul fatto che il codice in materia di protezione dei dati personali - approvato nel 2003 - prevede la possibilità degli interessati di ottenere «per motivi legittimi», prima che sia definito il giudizio, l'eliminazione delle indicazioni delle generalità e di altri dati identificativi, nel caso in cui la sentenza o il provvedimento che li riguarda venga riprodotto su riviste di settore, supporti elettronici o reti di comunicazione elettronica. Al di là quindi delle esigenze strettamente di giustizia. Due le sentenze depositate senza nome: nel primo caso la richiesta è stata avanzata da un avvocato condannato in appello a un anno di reclusione, 500 euro di multa con l'interdizione di due anni dalla professione per appropriazione indebita continuata e aggravata. Nel secondo caso il diritto alla privacy è stato invocato e ottenuto in un caso di usura in cui l'imputato è stato condannato in primo e secondo grado.