Cassazione: l'immunità parlamentare vale solo sei si parla in aula

Niente più discorsi a "briglia sciolta" durante i comizi o le
conferenze stampa: in questi casi anche per i politici, come per i
normali cittadini, sarà bene misurare le parole. Accolto il ricorso di un consigliere regionale ligure

Roma - I politici non potranno dire ciò che vogliono con la scusa (scudo) dell'immunità parlamentare. Una volta l'interpretazione della legge era piuttosto ampia e veniva "coperto" quasi tutto ma la Corte di Cassazione, intervenuta in proposito, ha stabilito che l’immunità - di parlamentari e consiglieri regionali - protegge dalla diffamazione solo se le offese sono pronunciate nelle aule consiliari. Niente più discorsi a "briglia sciolta" durante i comizi o le conferenze stampa: in questi casi anche per i politici, come per i normali cittaidni, sarà bene misurare le parole.

Accolto ricorso di un consigliere regionale Il richiamo alla prudenza arriva dalla Cassazione che ha annullato l’assoluzione del consigliere regionale del Pd della Liguria, Fabio Broglia, accusato di aver diffamato i rappresentanti della società Aqua, che gestisce un impianto di acquacoltura sul litorale di Lavagna. I giudici della quinta sezione penale hanno accolto il ricorso della procura generale della Corte d’appello di Genova che ha impugnato il verdetto favorevole a Broglia emesso prima dal tribunale e poi confermato in secondo grado.

Tutto nasce da un'interrogazione La vicenda si riferisce ad un’interrogazione consiliare con la quale Broglia, negli anni scorsi, denunciava i rischi di inquinamento e l’impatto ambientale causati dagli impianti della Aqua. Qualche giorno dopo l’esponente del Pd, in occasione di una conferenza stampa, è tornato sul "caso Aqua" affermando che la società sarebbe stata "al centro di un intreccio di persone e scatole cinesi" e ha fatto inoltre riferimento a presunti "legami con personaggi della politica e dell’economia coinvolti in vicende giudiziarie".

Verdetto ribaltato  Affermazioni che sono state ritenute offensive dalla Aqua, ma la querela degli amministratori ha portato all’assoluzione di Broglia sia in primo che in secondo grado. Un verdetto che la Suprema Corte, con la sentenza 42031, ha ribaltato. "Non può parlarsi - hanno scritto i giudici di piazza Cavour - di dichiarazioni legittime in quanto attinenti alla funzione pubblica del consigliere regionale" dal momento che si trattava di critiche "diverse, sganciate dalle questioni oggetto dell’interrogazione consiliare e frutto di opinioni personali".

Immunità limitata A questo proposito i magistrati hanno ribadito quanto già più volte affermato in altre sentenze, anche dalla Corte costituzionale: "l’immunità parlamentare è limitata alle opinioni espresse o agli atti compiuti" che abbiano un "chiaro collegamento con il concreto esercizio delle funzioni parlamentari svolte nelle sedi istituzionali".

Politici chiamati a rispondere In pratica parlare alla piazza va bene a patto che si dicano le stesse cose già dette in parlamento. Altrimenti, dice la Cassazione, si tratta "di opinioni della cui eventuale offensività il parlamentare o il consigliere regionale può essere chiamato a rispondere come qualunque altro cittadino". Ora si dovrà celebrare in Corte d’appello a Genova un nuovo processo nei confronti dell’esponente del Pd.