Cassazione, negato il risarcimento a Maggi per piazza Fontana

Assolto con sentenza definitiva
dall’accusa di aver partecipato alla strage di Piazza Fontana,
Carlo Maria Maggi non ha però diritto ad alcun risarcimento per i
nove mesi trascorsi in carcere

Milano - Assolto con sentenza definitiva dall’accusa di aver partecipato alla strage di Piazza Fontana, Carlo Maria Maggi non ha però diritto ad alcun risarcimento per i nove mesi trascorsi in carcere. Lo ha deciso oggi la quarta sezione penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso di Maggi contro l’ordinanza della Corte d’appello di Milano che pure aveva negato l’indennizzo.

Risarcimento vietato A impedire il risarcimento sono, secondo quanto è scritto nella sentenza, "le posizioni politico-ideologiche" e "le frequentazioni di Maggi, esponente di Ordine Nuovo, con soggetti legati a gruppi eversivi, rendevano verosimile un suo coinvolgimento nel grave delitto". In pratica le "amicizie pericolose" dell’imputato hanno indotto gli investigatori in errore, ma non si può parlare, viene sottolineato nelle motivazioni della sentenza 40291 depositata oggi, di negligenza degli inquirenti. Tanto più, osserva il Palazzaccio, che Maggi ha scelto "una posizione negativa" in occasione degli interrogatori "su alcune circostanze politiche non marginali".

La sentenza della Cassazione In particolare la Cassazione scrive che "i rapporti con soggetti legati a gruppi eversivi e col responsabile della strage, l’ideologia stragista professata, il contributo dato ad azioni violente sulle cose o sulle persone in periodo immediatamente precedente la strage di piazza Fontana, rendevano verosimile un coinvolgimento diretto nel delitto, con le conseguenti ripercussioni sulla sua libertà personale". Inoltre "le dichiarazioni accusatorie dei collaboratori, le vicende relative alla storia dell’associazione sovversiva Ordine Nuovo e al ruolo rivestito nella stessa dal ricorrente, nonché le notorie posizioni politico-ideologiche del Maggi erano e sono elementi sufficienti a giustificare la carcerazione e la posizione negativa del ricorrente in sede di interrogatorio su alcune circostanze politiche non marginali, come la conoscenza di Bertoli, esecutore dell’attentato alla questura e i rapporti con Freda". Tutti elementi che secondo i giudici possono "sostenere ampiamente il mantenimento dello stato di detenzione". Maggi era era stato arrestato a giugno 1997 per la strage alla Banca nazionale dell’Agricoltura del 12 dicembre 1969, nonché per l’attentato avvenuto nel cortile della questura di Milano il 17 maggio 1973.