La Cassazione: "Offensivo paragonare una donna a Monica Lewinsky"

La Cassazione
accoglie il ricorso di una signora pugliese
contro un atto documentale presentato da un avvocato che conteneva espressioni del tenore "natura lewinskiana" e "farneticazioni uterine"

Roma - È offensivo attribuire ad una donna una "natura lewinskiana" e definire i suoi ragionamenti "farneticazioni uterine". Lo sottolinea la Cassazione accogliendo il ricorso di una signora pugliese, Gennarina M., contro un atto documentale presentato da un avvocato, Marcello D. V., che conteneva queste espressioni.

La decisione della Suprema Corte La Suprema Corte ha dato ragione al ricorso con il quale Gennarina protestava perché il tribunale di Foggia aveva confermato l’assoluzione penale dell’avvocato dal reato di diffamazione in suo danno. Dinanzi ai giudici di Piazza Cavour la signora ha chiesto un nuovo processo penale per Marcello e una condanna "forte" al risarcimento. I supremi giudici - con la sentenza 44887 - hanno dato il via libera al nuovo processo ritenendo gravemente offensive sia il riferimento alla stagista Monica Lewinsky, che portò la bufera sulla Casa Bianca per la sua relazione con l’ex presidente Bill Clinton, sia l’espressione "farneticazioni uterine".