La Cassazione pretende l’adozione per i single

A San Valentino, giorno dell’amore, la Cassazione ha fatto un bel regalo ad una signora di Genova convalidando l’adozione fatta all’estero della sua bambina adottiva nonostante sia single. Così ora, mamma e figlia possono vivere in Italia unite come vera famiglia, anche se il papà non esiste. I single possono gioire, dunque, per questa vittoria giudiziaria. E sperare. Si apre infatti uno squarcio su un terreno blindato, quello delle adozioni internazionali che attualmente è consentito solo a coppie regolarmente sposate. Ma i supremi giudici tentano a spintonate di incrinare questa regola ormai, a loro parere, superata. E sollecitano il legislatore ad adeguarsi ai tempi maturi affinché anche persone senza un partner possano adottare bambini rimasti soli o abbandonati. «ll legislatore nazionale – si legge nella sentenza numero 3572 – ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell’ambito di ammissibilità dell’adozione di minore da parte di una persona singola anche con gli effetti dell’adozione legittimante». Anche perché, prosegue la Corte «nelle norme della Convenzione di Strasburgo del 1967 sui fanciulli - che è la bussola di riferimento per le norme sulle adozioni - non c’è alcun tipo di preclusione a questa apertura».
L’invito è chiarissimo e immediatamente attira le critiche del mondo cattolico, Carlo Giovanardi in testa: «É il solito uso dei magistrati che vogliono fare i legislatori - sbotta il sottosegretario alla Presidenza del consiglio - ma dimenticano che la legge sulle adozioni è stata approvata all’unanimità dal Parlamento ed è destinata alle coppie sposate nell’interesse del minore. Inoltre, i giudici non dicono nulla di nuovo perché in casi eccezionali la legge premette già ad un single che abbia vissuto all’estero per più di due anni di adottare un bambino sia pure in forma affievolita». C’è un altro ostacolo: «Noi abbiamo in Italia migliaia di coppie italiane in attesa da anni. Ora, se alla lista si aggiungono anche i single non se ne esce più, diventa una battaglia ideologica controproducente che incrina anche l’immagine dell’Italia all’estero: il nostro paese ottiene 4000 bambini in adozione perché noi garantiamo regole ferree e molto affidabili, tra cui la presenza di un papà e di una mamma».
La sentenza ha sollevato perplessità anche dal cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, secondo il quale nei procedimenti di adozione «la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre». Marco Griffini, presidente dell’Associazione amici dei bambini (Aibi) si schiera invece con i giudici: «Ha ragione la Cassazione, i tempi sono maturi se non altro per riaprire il dibattito. Questa sentenza è un’opportunità per riflettere. Sino ad ora, infatti, non vi è stata da parte di chi gestisce la questione attenzione ai mutamenti, nessuno ha analizzato le cause per cui vi è una diminuzione di coppie sposate che chiedono l’adozione mentre l’abbandono, che riguarda tutti i Paesi, è in aumento».
La Cassazione ha dunque aperto aperto un varco, anche se, dopo l’esortazione ad affrontare il problema, è rimasta ligia alla regole italiane. Infatti, nel concreto, ha negato alla donna genovese l’adozione pienamente legittimante per la piccola bimba, con la quale ha vissuto insieme per due anni nella Federazione Russa e poi negli Usa, dove l’adozione è stata dichiarata efficace dal Tribunale della Columbia. Alla mamma single, infatti, è stata permessa l’adozione solo nella formula «speciale». In pratica, nella gestione quotidiana della bambina la mamma sarà affiancata da un tutore legale per determinati atti che riguardano la minore che, altra pesante limitazione, non potrà ereditare dai parenti collaterali della mamma. Questi ostacoli, invece, salterebbero nel caso dell’adozione legittimante, attualmente consentita dalla legge solo ai coniugi uniti in matrimonio.