La Cassazione riapre il processo Ifil-Exor

Fu eccessivamente indulgente la sentenza con cui il tribunale di Torino, nel dicembre 2010 assolse dall’imputazione di aggiotaggio i due grandi vecchi di casa Fiat, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, accusati di avere tenuto nascosta ai mercati l’operazione varata dalla famiglia Agnelli per mantenere il controllo del gruppo. La Cassazione ha annullato ieri l’assoluzione, ordinando un nuovo processo. A questo punto la Procura di Torino è impegnata in una corsa contro il tempo, perché il reato si prescrive l’anno prossimo. La Cassazione ha invece confermato l’assoluzione, che è definitiva, di Virgilio Marrone, del quale la Procura aveva pure impugnato l’assoluzione.
Il processo ruotava intorno a due comunicati che Ifil - l’attuale Exor - aveva diramato il 24 agosto 2005, a ridosso della scadenza (fissata per il mese successivo) di un prestito convertibile che avrebbe messo le banche in posizione di maggioranza all’interno della catena di controllo. Ifil, nei comunicati finiti sotto accusa, aveva negato che vi fossero allo studio particolari iniziative intorno al titolo Fiat. In realtà, secondo il pubblico ministero torinese Giancarlo Avenati Bossi, in agosto il management di corso Marconi aveva già allo studio la modifica dell’equity swap stipulato nell’aprile precedente con Merrill Lynch per garantire comunque alla famiglia Agnelli il controllo del gruppo. Sotto processo erano finiti Gabetti, Grande Stevens e Marrone, rispettivamente presidente, consigliere e direttore di Ifil all’epoca del comunicato.
Nel processo di primo grado il difensore di Gabetti, Franco Coppi, aveva sostenuto che il comunicato era «minimalista ma non falso», e il giudice gli aveva dato ragione. Ma la Procura aveva presentato ricorso direttamente in Cassazione per violazione di diritto. Ieri ha incassato una prima vittoria: processo da rifare.