Cassazione: è sempre reato coltivare cannabis

Linea dura delle sezioni unite: niente piantine di "erba" per uso personale sul balcone o nel giardino. La protesta dei Radicali. Muccioli: "Decisione giusta, in un paese normale le leggi non consentono di coltivarsi droghe in casa"

Roma - Rimane illecito penale coltivare qualche pianta di cannabis per uso personale. Lo hanno appena deciso le sezioni unite della Cassazione sposando la linea "dura" nel perseguire chi pianta qualche piantina di marijuana sul balcone o nel giardino di casa. Con questa decisione, presa dalle sezioni unite della Suprema Corte presieduta dal Primo presidente Vincenzo Carbone, i giudice del Palazzaccio sposano la linea proibizionista e più intransigente nella repressione della coltivazione di piccoli quantitativi di marijuana, in contrasto con decisioni precedenti - prese dalle sezioni semplici della stessa Cassazione - che avevano depenalizzato il comportamento di chi coltiva qualche piantina. Stamani, nella sua requisitoria, il rappresentante della Procura della suprema corte, Vitaliano Esposito, aveva invece chiesto di non considerare penalmente perseguibile la coltivazione domestica.

La protesta dei Radicali La Cassazione "ha mantenuto una giurisprudenza molto negativa". Così Rita Bernardini, leader dei Radicali italiani e neo eletta alla Camera nella fila del Pd, commenta la pronuncia della Suprema corte secondo cui la coltivazione domestica di piante di cannabis è sempre reato. "La nostra risposta di Radicali, non da soli speriamo - aggiunge Bernardini - la daremo nei prossimi giorni a Chianciano con l’Assemblea dei Mille lanciando l’iniziativa di una forte associazione antiproibizionista che continui a praticare l’informazione e la ricerca, in particolare sulla cannabis". In quella sede, conclude la segretaria dei Radicali, "rilanceremo la pratica della non violenza e della disobbedienza civile contro i crimini della politica e degli spacciatori".

Muccioli: "Decisione giusta" "La sentenza della Cassazione è un atto giuridicamente dovuto. In un Paese normale le leggi non consentono di coltivarsi in terrazzo droghe per il proprio consumo o da dividere con gli amici. I veri problemi, però, sono altri. La sempre maggiore diffusione della 'droga fai da te' fra i nostri ragazzi". Lo dice il responsabile della comunità di San Patrignano, commentando la sentenza della Cassazione. "C’è chi gioca al piccolo chimico con anfetamine e ecstasy fatte in casa e chi si compra il manuale del coltivatore di spinelli - continua Muccioli - Basta fare un giro su internet, per vedere come tutto ciò sia a disposizione di chiunque. Parliamo di droga dieci, venti volte più forte di quella degli anni ’70. Ma se non si vuole viaggiare sul web, basta entrare in uno dei tanti 'smart shop' aperti nelle nostre città. È un grande mercato grigio, in bilico tra legalità e illegalità, che sfrutta ansie e disagio di giovani e adolescenti per alzare il fatturato". Ma la cosa più grave "sono le responsabilità culturali di chi negli ultimi anni ha costruito le condizioni perché ciò accadesse. Siamo stati bombardati da 'feste della semina', 'street parade', da un costante marketing che ha fatto diventare le droghe, in particolare la cannabis, beni di consumo come gli altri. Il risultato - conclude Muccioli - è sotto gli occhi di tutti: più droga e più gente che la consuma".