La Cassazione smaschera il bluff: date spostate per dilatare i tempi

L’avvocato inglese dovrà risarcire Palazzo Chigi con 250mila euro per "danno di immagine"

Roma Tutto si è giocato intorno a due date: 11 novembre 1999 e 29 febbraio 2000. Tre mesi che fanno la differenza. Per le Sezioni unite della Cassazione, che hanno accolto la richiesta del Procuratore generale, la corruzione dell’avvocato britannico David Mills è avvenuta nella prima data e non nella seconda, come sosteneva la Corte d’appello di Milano e prima ancora il tribunale, accogliendo la tesi del pm Fabio De Pasquale.
Questa retrodatazione porta alla prescrizione del reato e alla sentenza che ieri, nell’aula magna della Suprema corte, ha annullato senza rinvio la condanna a 4 anni e 6 mesi del legale inglese, per due false testimonianze nei processi sulla tangente alla Guardia di finanza e sui falsi in bilancio del processo All Iberian. Mills, che non era presente ma attendeva la notizia a Londra, dovrà però risarcire 250mila euro a Palazzo Chigi per «danno di immagine» e pagare 10mila euro di spese processuali.
Il presidente Torquato Gemelli ha letto il dispositivo alle 20 e 15, all’uscita di una lunga seduta in camera di consiglio iniziata alle 16. Il collegio di 9 «ermellini» è stato chiamato a pronunciarsi su un verdetto che pesa sul governo del Paese, perché avrà un impatto sul processo «gemello» al premier Silvio Berlusconi, che riprenderà proprio domani a Milano. Anche in questo caso il tempo per la «morte» del reato decorrerà da quell’11 novembre 1999. Dunque, il processo al Cavaliere (presunto corruttore di Mills) andrà avanti ma i termini di prescrizione porteranno all’oblio del reato nei primi mesi del 2011. Considerando la sospensione di un anno per il Lodo Alfano.
Ieri mattina, in udienza, la strada l’aveva indicata il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani. Era stato lui a chiedere l’annullamento della sentenza di condanna. «La Corte d’appello di Milano - aveva detto -, ha sbagliato a individuare il momento in cui è stato commesso il reato. Non sembra essere in dubbio che sia quello in cui Mills ha avuto comunicazione, da parte degli emissari dello scomparso manager Fininvest Carlo Bernasconi, che disponeva di titoli pari a 600mila dollari in un fondo... ». Da allora sono passati più di 10 anni e il reato è già prescritto.
Gli avvocati di Mills, Alessio Lanzi e Federico Cecconi, hanno capito che si metteva bene e si sono affrettati a chiamare Londra. È vero che nell’arringa avevano chiesto il proscioglimento del loro cliente, contestato che si potesse trattare di «corruzione in atti giudiziari» e non, al massimo, di «corruzione semplice», insistito sul fatto che nell’ordinamento penale non esiste la «corruzione susseguente», con pagamento dopo il fatto senza un accordo prima, ma alla fine hanno deciso che si potevano accontentare e si sono detti «soddisfatti».
«È andata bene - ha detto l’avvocato Lanzi -, perché venivamo da una sentenza di condanna per una pena non trascurabile». E Cecconi ha aggiunto: «Adesso bisognerà aspettare la lettura delle motivazioni, perché potrebbero rivelare un’attenuazione della responsabilità di Mills come teste reticente». Anche uno dei legali di Berlusconi, l’avvocato-parlamentare Pietro Longo, vuole leggere nel dettaglio la sentenza, «soprattutto per vedere il meccanismo per conteggiare la prescrizione». Ma una cosa la sottolinea: «Non è stata data ragione alla tesi della procura di Milano». E, alludendo a De Pasquale, precisa: «Oggi sicuramente il pm non è soddisfatto, vince le battaglie ma non la guerra».
Ma lui, il premier, che cosa pensa in queste ore? Nessuna dichiarazione ufficiale da Palazzo Grazioli, dove Berlusconi è rimasto quasi tutto il giorno. Ma qualcosa trapela: una soddisfazione a metà. C’è sì la sconfitta del teorema dell’accusa, e la dimostrazione che il collegio di Milano si è mosso sulla spinta di un accanimento nei suoi confronti, ma il premier voleva ben più della prescrizione: «Perché la verità - avrebbe detto - è che non è stato commesso nessun reato».