Cassazione: sulle liste decide il parlamento

Roma - La Corte di Cassazione ha sgomberato il campo definitivamente dagli equivoci: sui ricorsi che riguardano le questioni elettorali, liste comprese, la competenza a decidere è del parlamento. La rinuncia comunicata da Giuseppe Pizza a partecipare alle elezioni con la sua nuova Dc - riammessa dal Consiglio di Stato il 1 ottobre scorso - riduce l’impatto del pronunciamento della Suprema Corte, ma non la sua importanza. Proprio per questo l’avvocatura dello Stato - per conto del Viminale - aveva insistito ad ottenere una risposta al quesito se il giudice amministrativo avesse un qualche titolo ad esprimersi sulla materia.

La risposta delle Sezioni Unite civili dà, quindi, ragione al ministro Giuliano Amato, bersagliato nei giorni scorsi dalle critiche e dalle polemiche non solo per il "caso-Pizza" ma anche per le contestazioni alla composizione delle schede elettorali. I giudici del "Palazzaccio" non sono stati i soli ad esprimersi oggi sulla materia. Nella prima mattinata era toccato al Consiglio di Stato: la quinta sezione (un collegio diverso da quello che aveva accolto il ricorso di Pizza) ha dichiarato l’ estinzione dell’ordinanza cautelare di appello con la quale la Dc era stata riammessa: con la rinuncia di Pizza a partecipare alla competizione elettorale era "cessata la materia del contendere".

Più tardi il Tar del Lazio, che il 20 marzo aveva dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla richiesta di sospensiva presentata da Pizza contro l’esclusione decisa dal Viminale, ha affrontato il merito della questione ribadendo che il giudice amministrativo non ha alcuna titolarità in proposito. Il pronunciamento della Cassazione è arrivato nel pomeriggio: con una nota firmata dal primo presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone, le sezioni unite affermano che, "a conferma della propria precedente giurisprudenza", si dichiara "il difetto assoluto di giurisdizione, spettando il giudizio esclusivamente alle Giunte delle elezioni di Camera e Senato, cos come già avvenuto in passato".

"La Corte - prosegue la nota, riferita non solo alla questione della Dc di Pizza ma anche ai ricorsi della Sinistra Arcobaleno e delle altre liste - ha tenuto conto delle decisioni della Corte Costituzionale e degli orientamenti di recente manifestati dai predetti organi che potrebbero non essere condivisi dalle nuove Giunte". "In mancanza di una legislazione specifica sul punto, le sezioni unite - conclude la nota - per l’affidamento che il cittadino pone sull’alta funzione di garanzia dei diritti fondamentali espressi dalla Corte, come interprete del diritto vivente, hanno ritenuto di dover ribadire le precedenti posizioni".

Anche il sostituto pg della Cassazione, Antonio Martone, precisando di aver rimeditato il suo orientamento due anni fa a proposito di un caso analogo, aveva chiesto di dichiarare l’esclusiva competenza del Parlamento in materia elettorale.