Cassazione, il Tar accoglie il ricorso di Carbone

La sentenza, annullando la delibera del Csm, blocca il concorso per i vertici dell’alta Corte

da Roma

Non c’è alcun impedimento alla nomina di Vincenzo Carbone a primo presidente della Corte di Cassazione. Lo ha deciso il Tar del Lazio, che ha pubblicato la sentenza con la quale ha accolto il ricorso di Carbone, annullando le delibere con cui il Csm nel dicembre dello scorso anno aveva stabilito di non procedere alla sua nomina a primo presidente della Suprema Corte. Carbone contestava il provvedimento con cui, l’11 dicembre scorso, il plenum del Csm aveva «bocciato» la proposta di nomina, dopo che due esposti anonimi avevano segnalato l’esistenza di un vecchio incarico di insegnamento all’Università Federico II di Napoli svolto dallo stesso Carbone senza aver chiesto l’autorizzazione all’organo di autogoverno dei giudici. Per il Tar non è stato «mai accertato -si legge nella sentenza - che il particolare incarico di insegnamento svolto dal presidente Carbone dovesse essere necessariamente assentito dall’organo di autogoverno, e come nei doveri deontologici del magistrato rientri piuttosto, nei casi dubbi, l’“obbligo di interlocuzione” con il Csm». La conseguenza immediata è dunque lo stop alla procedura che era in corso e che aveva visto due giorni fa sfilare davanti al Csm i tre candidati in pole position per il posto lasciato libero ormai dall’ottobre dell'anno scorso da Nicola Marvulli: i presidenti di sezione della Cassazione, Raffaele Corona, Giovanni Prestipino e Giuseppe Ianniruberto.