Cassazione: "Le toghe non usino la stampa" L'Anm: "Pm aggrediti"

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Richiamo al &quot;riserbo&quot; dei magistrati arriva dal procuratore generale. Ma l'Anm torna all'attacco: &quot;C’è un’aggressione alla magistratura da parte di chi rifiuta il principio di uguaglianza&quot;
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Roma - Nel punto più alto dello "scontro" tra una parte politicizzata della magistratura e la politica, arriva il monito del procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito, che ha parlato alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

"Serve massimo riserbo" Esposito sottolinea la necessità del "massimo riserbo" come linea guida dei comportamenti dei magistrati, dentro e fuori dalle loro funzioni, fino ad avanzare l’invito a non usare la stampa "anche una volta provocati". Uno dei doveri dei magistrati, si legge nella relazione del pg alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario stamattina in Cassazione, "è quello del riserbo. Non sempre adesso i magistrati, soprattutto taluni, si attengono, senza rendersi probabilmente conto che una notizia o un giudizio da loro riferito o espresso, data la funzione svolta, assumono una rilevanza tutt’affatto diversa da quelli provenienti dalla generalità dei cittadini. Ciò - si legge ancora nel testo - non significa una limitazione della libertà di manifestazione del pensiero: si vuole solo segnalare la necessità di riserbo, equilibrio e prudenza, ai quali deve essere improntato il comportamento dei magistrati anche fuori dall’esercizio delle funzioni".

L'Anm: pm aggrediti da chi rifiuta la legge "Non c’è uno scontro istituzionale. C’è un’aggressione alla magistratura da parte di chi rifiuta il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge". Lo ha detto il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle polemiche legate all’inchiesta dei pm di Milano che ha coinvolto il presidente del Consiglio.

"Sì alle intercettazioni, ma niente abusi" Le intercettazioni sono un fondamentale strumento di indagine, ferma restando, però, l’esigenza di evitare abusi di ogni tipo. L’osservazione è del primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, nella sua relazione sulla giustizia. Recependo quanto segnalato, in particolare, dalla direzione nazionale antimafia e da alcuni distretti giudiziari della Calabria, Lupo pone l’accento "sulla indispensabilità delle intercettazioni di conversazioni telefoniche e ambientali per l’accertamento dei delitti di criminalità organizzata, soprattutto in ambienti connotati da forte omertà". Per Lupo, "senza le intercettazioni le armi da opporre al dilagare della criminalità risulterebbero non soltanto spuntate ma pressochè prive di qualsiasi efficacia".