«La Cassazione vìola le regole sul ricorso al processo Previti»

da Roma

La Corte di Cassazione sta accelerando «senza alcun motivo» e con «metodi irrituali» il ricorso per il processo del lodo Mondadori: procedimento intestato all’avvocato Gianni Acampora, ma che vede Cesare Previti tra gli imputati. La denuncia arriva da un gruppo di parlamentari di Forza Italia che per «vederci più chiaro» sull’atteggiamento della Suprema Corte ha deciso di presentare un’interpellanza urgente al ministro di riferimento, Clemente Mastella.
Sono gli stessi esponenti azzurri, tra cui il capogruppo alla Camera Elio Vito e il suo vice Antonio Leone, a spiegare quello che è il punto di partenza del documento: «Denunciare alcune anomalie nella trasmissione del fascicolo da Milano a Roma». A cominciare dalla nota inviata dal presidente della II sezione penale della Cassazione, Francesco Morelli, al dirigente della Cancelleria penale della Suprema Corte, nella quale si richiedeva «con cortese sollecitudine» l’invio del «ricorso Previti» («anziché Acampora»), affermando che gli era stato «preannunziato» dalla Corte d’appello di Milano. Da qui l’interrogativo unanime dei parlamentari di Fi: «Come mai tanta fretta?».
Entrando nel dettaglio dell’interpellanza, Leone spiega che «l’assegnazione del processo è stata sollecitata per iscritto dalla Seconda sezione prima che questo arrivasse in Cassazione». Non solo. «Il processo è stato poi assegnato alla stessa Seconda sezione tre giorni prima del suo arrivo in Cassazione, con fissazione immediata dell’udienza all’11 luglio, senza che vi fossero gli estremi di urgenza per il pericolo di prescrizione». A riprova, accusa il vicecoordinatore nazionale di Fi Fabrizio Cicchitto, di avere davanti «un’operazione ad personam nei confronti di Previti, accelerando in modo forsennato tutti i tempi del procedimento. Cosa, questa, del tutto inusuale che non si fa per un normale imputato». Nell’interpellanza si afferma, quindi, che sono stati abbreviati «apposta» i termini di fissazione dell’udienza «in aperta violazione delle regole». Secondo i parlamentari forzisti, infatti, l’udienza sarebbe stata fissata l’11 luglio 2007, ma essendo state dichiarate nulle due notifiche (arrivate in ritardo di un giorno), la seduta si sarebbe dovuta rinviare. E invece il 15 giugno 2007 la Procura Generale presso la Corte di Cassazione, «senza alcun supporto motivazionale», ha richiesto al presidente della Suprema Corte «la riduzione dei termini stabiliti per il giudizio di legittimità» riducendo così i 30 giorni liberi necessari a che possano essere considerate valide le notifiche, a soli 20 giorni. Quindi, si legge ancora nel documento, invece di rinviare la data dell’11 luglio per l’udienza, questa è stata confermata. Pertanto i firmatari del documento si rivolgono al ministro della Giustizia affinché chiarisca la questione, e magari dica anche «se esiste qualche caso simile in precedenza». Sui tempi di risposta del Guardasigilli, Elio Vito precisa che ad una interpellanza urgente il governo «deve rispondere entro una settimana». Se i calcoli non mentono, quindi, il ministro Mastella potrebbe rispondere all’interpellanza giovedì pomeriggio, dopo il question time. Nel frattempo, è la Cassazione, per mano del sostituto procuratore generale, Vito D’Ambrosio, a dare una prima risposta. «La Suprema Corte ha seguito la prassi normale e consolidata che si segue nel caso di processi vicini alla prescrizione», tuona D’Ambrosio.
Intanto, rispondendo al blog di Beppe Grillo, Fausto Bertinotti fa sapere che «Previti è in Aula nel pieno rispetto delle regole». Montecitorio, dice il presidente della Camera, «per fortuna non è organizzata come una monarchia assoluta ma secondo il modello dello Stato di diritto».