Cassazione: "Vietato offendere l'amante" Una donna dovrà pagare multa di 800 euro

A Catanzaro una donna affronta l'amante del marito apostrofandola con questa frase: "Sei un cesso, ma ti sei vista?". Secondo gli ermellini l'ingiuria va punita con la multa perché la parte offesa, che fa l'avvocato, è stata oggetto del pesante apprezzamento nelle vicinanze del tribunale

Roma - Può capitare, in una discussione animata, di pronunciare qualche parola di troppo. Ma attenzione, se il litigio dovesse avvenire tra voi e l'amante di vostro marito - o vostra moglie - contate fino a dieci prima di aprire bocca. Un'offesa potrebbe costarvi cara. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione condannando una donna che, in mezzo alla strada, si era rivolta all’amante del marito dicendole: "Sei un cesso, ma ti sei vista?". Di sicuro era una frase dettata dalla rabbia per il tradimento subito. Ma decisamente troppo "sopra le righe" per gli ermellini, che hanno fatto scattare la multa per il reato di ingiuria: otocento euro e il risarcimento danni a favore della parte offesa. 

La lite davanti al tribunale La donna insultata è una 43enne di Catanzaro. Il "fattaccio" si è verificato nel pieno centro del capoluogo calabrese. Per i giudici del merito - tesi condivisa dalla quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 3360 - la frase era particolarmente offensiva perché "rapportata al contesto in cui è stata pronunciata e riferita al ruolo professionale e all’ambiente sociale della parte offesa", la quale "svolge la professione di avvocato" e l’episodio si è svolto "a pochi metri dal tribunale", luogo "punto di incontro di appartenenti all’ordine degli avvocati". In altre parole, se la "cornuta" avesse offeso la sua rivale in luogo diverso - una stradina di campagna o, comunque, lontana dal centro - probabilmente se la sarebbe cavata con molto meno. E, magari, l'avrebbe fatta franca.

Lesa l'immagine professionale Le parole dell’imputata, ha concluso la Cassazione, "sono sicuramente tali da offendere l’aspetto fisico ed esteriore e sono idonee a ledere la sfera personale e privata di una donna, la cui immagine è stata offuscata anche nell’ambito del proprio ambiente professionale". Qualcuno dirà che si tratta di una sentenza "classista", particolarmente rigida perché la parte offesa è un avvocato. I giudici della Cassazione, in realtà, hanno valutato il "contesto", riconoscendo l'aggravante del danno d'immagine a livello professionale. Nessun trattamento di favore.