Cassina, il campione che vuole insegnare le capriole ai bimbi

Igor Cassina è un ragazzo concreto: fra un mese ed un giorno, per esempio, sa già che cosa farà. L'appuntamento, alle 12 in punto, è di quelli che non si scordano. L'agenda recita: Cina, Pechino, stadio olimpico, caccia alla seconda medaglia, dopo l'oro di Atene nel 2004. Per essere uno che trascorre la vita a volteggiare in aria, alla ricerca dell'equilibrio a testa in giù, riuscire ad avere piedi saldi in terra è una gran dote. Sarà il profumo del legno e di voglia di fare che ha continuato a respirare nella sua Brianza; sarà forse che, mentre per tutti diventava il «signore della sbarra», Cassina restava solo l'Igor di Meda, bravo e modesto, al massimo il «Bilo», come lo soprannominò papà Carlo, dal ginnasta russo Bilozerchev.
Presto conieranno soprannomi partendo da Lei. Intanto il «Cassina» è codificato come un movimento della ginnastica. Perché a Pechino non ne presenta la terribile «evoluzione»?
«Al «Cassina 2» sto lavorando: entrerà in repertorio più avanti. Anche perché nella ginnastica i punteggi della difficoltà vengono aggiornati periodicamente: la prossima volta sarà dopo i Giochi. Quindi, pur eseguito perfettamente, il «Cassina 2» non mi porterebbe nemmeno un decimo in più»
Per scaramanzia, facciamo un balzo in avanti: che cosa c'è nella sua vita dopo Pechino 2008?
«La ginnastica da atleta o da ex atleta: questa è la mia terza Olimpiade. Con un oro al collo potrei essere sereno, ma in Cina mi gioco il mio futuro di uomo.
Ho 31 anni: se va bene continuerò anche oltre gli Europei del 2009 (a Milano ndr). Se va male, dovrò diventare grande.
Più paura o più progetti?
« Un po' di fifa. Finita l'università, mi piacerebbe insegnare: gli studenti studiano ginnastica solo per passare l'esame. Io vorrei trasmettergli la mia passione.
Per me, invece, la ginnastica é la scuola dell'obbligo dello sport. In una palestra mia potrei lavorare anche con i bimbi, non quelli che studiano da campioni, ma con gli altri. Insegnerei loro le capriole. Ma ad una condizione...»
Quale?
«Di avere uno stipendio dignitoso, altrimenti farò due lavori: voglio essere all'altezza della mia famiglia e poter permettere ai miei figli di coltivare le loro passioni e non di vivere d’aria e della passione del padre!»
Atene, popolarità improvvisa, il ballo in Tv, un calo nei risultati: che quadriennio è stato?
«Positivo il 2005 fino agli Europei di Debrecen. Poi la crisi.
Ero in Tv è vero, ma non ho mai saltato allenamenti. Difficile il 2006: avevo paura, cadevo e mi sono infortunato. Ho archiviato il «Cassina» per un po' ma cadevo lo stesso. Risalire la china, semplificando i movimenti è stata dura. Nel 2007 la ripresa: ho sentito una sveglia dentro. Abbiamo centrato la qualifica olimpica con la squadra. Ho rifatto il Cassina 1 e in allenamento ho messo a punto pure il Cassina 2».
Nessun altro ha mai eseguito il Cassina 1? Dica la verità...
«Ci riuscì nel 2005 Spring, nei trials americani. Non so se sarà ai Giochi, ma , vede, è figlio di un astronauta… senza forza di gravità deve essere più semplice...»