Cassinelli, il «kingmaker» della Casa

Ripete: «È un delirio». Poi annuncia: «Se vinceremo le elezioni io non ci sarò. Con questi ritmi a giugno non ci arrivo». A centinaia telefonano, faxano, mandano e-mail, sms, lo fermano per strada. E lui, Roberto Cassinelli il timido, suda un paio di camicie al giorno, che a certa partecipazione mica c’era abituato. Gli tocca, del resto. Non fosse altro che è stato lui, il coordinatore metropolitano di Forza Italia, ad aver dato la svolta, proponendo Enrico Musso quale candidato sindaco di Genova.
Cassinelli, come le è venuta l’illuminazione?
«Quando Claudio Scajola ha tracciato l’identikit del candidato ideale, un giovane anche non noto ma competente, è stato allora che ho capito di avere in mano un jolly».
E così è andato da Musso a chiedergli di mettersi una mano sulla coscienza.
«L’ho presa alla larga, gli ho chiesto se non avesse più voglia di far politica. Quando ho capito che aveva voglia di passare dalla teoria alla pratica, lui che non è un docente paludato, ma ha già avuto un’esperienza da consigliere comunale e ha le qualità per calarsi nei problemi e risolverli, allora mi sono giocato anche la carta dell’amicizia».
Amici di vecchia data, Enrico e Roberto?
«Negli anni Ottanta e Novanta, quando esistevano le cinque preferenze, eravamo nella stessa “catenella”, quei gruppi di candidati che si sostenevano a vicenda. Io dicevo alla gente di votare lui, lui di votare me. Infatti nel ’90 io arrivai secondo dietro Biondi, lui quarto dopo Gamalero. Da allora ci siamo sempre sentiti».
Tanto è bastato a convincerlo.
«Enrico è uno spirito competitivo, ama le sfide».
E questa è una sfida davvero.
«Se riuscissimo a conquistare Genova sarebbe un’impresa storica, e daremmo davvero una bella spallata al governo Prodi».
Lei ci crede?
«Io ci credo perché ci crede la gente. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma faccio politica da quando avevo le braghe corte e una simile partecipazione non l’avevo mai vista. Abbiamo più candidati di quelli che ci servono, non sappiamo più dove metterli, alla Foce sono oltre 40 su 24 posti. Per la prima volta in ogni circoscrizione candideremo solo residenti in quella circoscrizione».
Però dovete ancora scegliere il capolista per il Comune. Sandro Biasotti che dice?
«Dice che non lo vuol fare, per ora. Noi puntiamo su di lui, ma se rifiuterà troveremo un altro personaggio di prestigio, che rappresenti un’ampia area, possibilmente cattolica».
Gui gatta ci cova, lei ha già in mente un nome.
«Avete sofferto tanto per conoscere il candidato sindaco, dovrete soffrire ancora un po’ per conoscere il capolista».
Sempre prudente lei.
«La mia è una vita da mediano: ogni giorno cucio la tela, sperando che nessuno me la smonti di notte»
Il centrosinistra pare preoccupato, il primo febbraio arriva Piero Fassino.
«Sì, sono preoccupati perché questa volta la partita è davvero aperta, complici non solo i nostri candidati, ma anche un governo nazionale che ha scontentato molti e una giunta comunale come quella di Giuseppe Pericu che da due anni si disinteressa della città e che dopo dieci anni al governo non ha risolto i problemi di dieci anni fa. Io però avrei preferito che l’Unione ci prendesse sottogamba».
Sarebbe a dire?
«Si sono accorti che siamo pericolosi, e daranno battaglia. Visto che in una città poco elastica dal punto di vista elettorale come Genova è ovvio che se vinciamo noi vinciamo per un soffio, sarebbe meglio se ci sottovalutassero».
Le toccherà far la guerra, Cassinelli
«Sì ma guardi, io con questi ritmi a giugno non ci arrivo. Prepari già l’epitaffio: “Lascia un vuoto incolmabile...“».