Cassintegrato apre il «campo delle coppiette»

Nel suo terreno «ospita» le auto e fa da guardiano. L’offerta in denaro è libera

Michele Perla

Sfrattate le lucciole, per le coppiette il piccolo campo alle porte di Rho è diventato una confortevole alcova a cielo aperto. Con tanto di guardiano che garantisce privacy e sicurezza, e che al tempo stesso arrotonda la striminzita pensione. Quella di ex operaio dell’Alfa Romeo, a lungo cassintegrato e poi a casa anzitempo. Lui, Pietro, 58 anni sposato e già nonno, nega di aver allestito un campo dell’amore: «Sarò anche padrone di ospitare chi voglio sulla mia proprietà. E poi chi vi ha raccontato che faccio pagare la sosta? Sono tutte bugie».
In effetti, l’ex tuta blu di quattrini non ne chiede ai suoi ospiti. I quali però, prima tornare a casa, lo gratificano per la tranquillità garantita con la sua discreta presenza. «Gli diamo una mancia, sappiamo che ne ha bisogno. Anche d’inverno se ne sta lì, all’ingresso del campo, per tenere lontani guardoni e malintenzionati - racconta Simone 27enne, che l’alcova sotto le stelle di Pietro, la frequenta con la sua ragazza da un paio d’anni – In genere lo ringraziamo al massimo con cinque euro».
Non sono in molti a conoscere l’esistenza del campo, e chi lo frequenta non ne parla volentieri. «E’ un piccolo appezzamento di terreno, - racconta un altro habitué - ; un tempo era un ritrovo di prostitute e spacciatori. Da quando il padrone ha smesso di lavorare l’ha ripulito, piantando anche qualche albero». Ma il lavoro più impegnativo per Pietro si svolge durante i week end, quando, dopo le 22, arriva la solita «clientela». Una ventina di coppiette, che prendono posto a debita distanza una dall’altra, rimanendo il tempo necessario alla loro passione. «Chi frequenta questo campo si sente in dovere di essere educato: è un ospite e pertanto non sporca, e non fa cose strane», prosegue Simone. Pietro, che pur nega di essere il guardiano delle coppiette, non si sottrae ad una riflessione. «I giovani non hanno i soldi per andare in albergo – dice -, lo fanno in auto, e corrono ogni volta grossi rischi. Al posto di scandalizzarsi, i comuni dovrebbero creare delle aree sicure per questi ragazzi».