La casta dei banchieri Usa vince ancora

Il Tesoro presenta il conto: altri 2mila miliardi di dollari. Pochi i
dettagli, alta la cifra: Wall Street crolla (-4,6%), Europa in affanno.Gli aiuti non sono soggetti a regole dure e i manager degli istituti semi-falliti non saranno cacciati. Esclusa ogni forma di
risarcimento

Ma la casta dei banchieri vince ancora. E non è difficile capire perché. Ai tempi di Bush,il loro uomo era il ministro del Tesoro ed ex presidente di Goldman Sachs, Henry Paulson. Con il rinnovatore Obama la loro influenza è forse addirittura aumentata, con ben due rappresentanti e nei posti più importanti: Timothy Geithner al Tesoro, Larry Summers primo consigliere economico, entrambi allievi e sodali di Rubin, il profeta della deregolamentazione finanziaria ai tempi di Clinton e poi, fino a poco tempo fa, presidente di Citigroup, nonché alfiere degli interessi di quel sistema.

E, infatti, al momento opportuno Geithner, come da programma, ha difeso gli interessi di Wall Street. A rivelarlo è una fonte attendibile, il New York Times, imbeccato verosimilmente da chi ha perso quello che viene definito un «dibattito infuocato». Già, all'interno dell'Amministrazione statunitense non tutti sono comprensivi con le banche che hanno inguaiato il mondo. Non lo è, ad esempio, David Axelrod, consigliere alla comunicazione e grande amico di Obama che, assieme ad altri, ha cercato di imporre misure più severe, ma ha perso, anche perché alla fine il presidente si è schierato dalla parte di chi conta davvero. Axelrod, ad esempio, chiedeva che alle banche fossero imposti vincoli precisi sull'utilizzo dei fondi ricevuti dallo Stato e che al contempo venisse limitata la possibilità di operare sui mercati derivati e dei prodotti strutturati che hanno portato gli istituti alla bancarotta. Ma Geithner, spalleggiato da Summers, si è opposto, sostenendo che un'eccessiva intromissione dello Stato avrebbe scoraggiato gli investitori privati. In cambio il governo pretenderà che i prestiti erogati siano superiori a quelli che ci sarebbero stati senza aiuti. Di quanto, però, non lo ha precisato.

Insomma, il suo è un gesto simbolico e difficilmente verificabile. Certi consiglieri volevano imporre limiti più credibili agli stipendi dei manager delle banche soccorse dallo Stato, considerato che, a un esame più attento, il tetto da 500mila dollari annunciato da Obama la settimana scorsa riguarda un numero ristrettissimo di alti dirigenti. Ma il muro di Geithner è risultato invalicabile, come su altre richieste, peraltro. Sostituire il management delle banche sull'orlo del fallimento? Non se ne parla. Verificare la responsabilità oggettiva per le disastrose gestioni del passato, magari pretendendo risarcimenti? Eresia. Così, mentre persino il Financial Times deplora l'opacità del mondo della finanza e avverte che l'era dei bonus facili e miliardari è finita, a Wall Street la casta conserva il suo potere, grazie a Obama, a Geithner e a Summers. Il conto è salato: un miliardo di dollari, che vanno ad aggiungersi alle centinaia di milioni già spesi fino ad oggi. Ma che importa? Loro, i banchieri che guadagnano decine di milioni di dollari all'anno, non pagano mai.
htto://blog.ilgiornale.it/foa