la casta della giustizia

Egregio Signor Direttore,
per la seconda volta in pochi giorni il quotidiano da lei diretto si occupa del trattamento retributivo dei magistrati. Ancora una volta le informazioni che vengono fornite all'opinione pubblica sulla questione sono errate e fuorvianti.
Non è vero, in primo luogo, che dal gennaio 2006 le retribuzioni dei magistrati siano cresciute del 12%.
In realtà i magistrati, in quanto categoria non contrattualizzata, percepiscono un aumento corrispondente alla media degli aumenti corrisposti al personale contrattualizzato nel triennio precedente. Dunque gli stipendi dei magistrati aumentano, con tre anni di ritardo, quanto quelli di tutto il pubblico impiego. Nell'ultimo triennio l'aumento è stato effettivamente del 12%: in tre anni dunque e non dal gennaio 2006 al gennaio 2008.
Inoltre, nell'articolo si omette di riferire che lo stipendio preso a riferimento nell'esempio è lo stipendio lordo di un magistrato con oltre trent'anni di anzianità. Mentre un magistrato di prima nomina che riceve uno stipendio quasi equivalente (2.280 euro) a quello del vigile del fuoco citato come esempio nell'articolo ha avuto aumenti praticamente equivalenti a quelli del vigile del fuoco. Solo con tre anni di ritardo. Non è vero, infine, che il provvedimento legislativo «cui il governo sta lavorando» produrrebbe solo un mancato guadagno da euro 1.220 a euro 2.200.
In realtà un decreto-legge già approvato dal governo, e dunque già in vigore, ha ridotto drasticamente (fino al 30%) le retribuzioni dei magistrati. Lo stesso provvedimento ha ridotto drasticamente gli stanziamenti per la giustizia (fino al 40%).
Contro questo provvedimento l'Anm ha proclamato lo stato di agitazione, continuando nello stesso tempo a esprimere serie e argomentate critiche su altri interventi approvati dal governo in materia di giustizia.
È giusto che i cittadini siano informati anche sul trattamento retributivo dei magistrati, ma sarebbe dovere degli organi di informazione fornire notizie vere in maniera corretta ed equilibrata, evitando campagne denigratorie.

(Presidente Anm)
Giuseppe Cascini

(Segretario generale Anm)
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Gentili Presidente e Segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, prima di contestare a volte bisognerebbe avere le idee chiare. Mettetevi d’accordo con voi stessi. Scrivete: «Non è vero, in primo luogo, che dal gennaio 2006 le retribuzioni dei magistrati siano cresciute del 12%». Poi qualche riga più in basso vi smentite da soli: «Nell'ultimo triennio l'aumento è stato effettivamente del 12%: in tre anni dunque e non dal gennaio 2006 al gennaio 2008». Il Giornale ha pubblicato le buste paga che mostrano l’aumento. C’è scritto, è un documento ufficiale. L’Anm precisa: tre anni. Perché ci sono tre buste paga di tre anni diversi: 2006, 2007, 2008. Però gli anni sono due. Allora di nuovo, dov’è l’errore? Non c’è. C’è, invece, la voglia di smentire a prescindere, una voglia matta che non tiene conto dei fatti. Scrivete anche: «Nell’articolo si omette di riferire che lo stipendio preso a riferimento nell’esempio è lo stipendio lordo di un magistrato con oltre trent’anni di anzianità». Evidentemente la fretta di criticare il Giornale non vi ha spinto a leggere tutto. Nel nostro articolo si fa riferimento esplicito a un magistrato di «classe di anzianità “8”». Appare quanto mai inappropriato, poi, il paragone tra il magistrato di prima nomina che prende 2.280 euro e il vigile del fuoco. Il pompiere del quale abbiamo riportato la busta paga è un capo squadra: il livello più alto per un vigile del fuoco, paragonabile al magistrato «anziano» e non a un giovincello alle prime armi. Ma questo per un magistrato sarà sicuramente un dettaglio insignificante.