La casta non è uguale per tutti

La lettera dell’avvocato porta buone notizie: «Finalmente posso comunicare che il pm dottor P. ha provveduto a stralciare la posizione del signor Michele Brambilla e a richiedere l’archiviazione». Tiro un sospiro di sollievo e penso: ha fatto bene, l’avvocato, a infrangere il consueto burocratese aggiungendo quel «finalmente». Ero in ballo dal novembre del 2002, da quando un pubblico ministero mi aveva coinvolto - per «omesso controllo» - in un processo per diffamazione a mezzo stampa. Un signore si era sentito offeso da un articolo apparso su un settimanale locale, Il Giornale di Lecco, e aveva querelato l’autore. La Procura della Repubblica, come da legge, aveva poi contestato al direttore responsabile il canonico «omesso controllo».
C’è però un piccolo dettaglio. Il sottoscritto non era, né è mai stato, direttore responsabile de Il Giornale di Lecco. Né ho mai lavorato con alcuna mansione, neppure per un nanosecondo, in quel settimanale. All’epoca dei fatti ero direttore responsabile di un altro giornale, La Provincia di Como, che è un quotidiano. Difficile confondersi: uno è un settimanale e si chiama Il Giornale di Lecco; l’altro è un quotidiano e si chiama La Provincia di Como. Difficile confondersi ma il magistrato si confuse. Capita, per carità.
Lo scambio di persona, naturalmente, fu subito fatto presente, e con la dovuta gentilezza, alla magistratura inquirente. La verifica delle ragioni della difesa non era complessa: bastava sfogliare i due giornali e dare un’occhiata alle rispettive gerenze. Un caso, insomma, da risolvere in dieci minuti. La richiesta di archiviazione del pubblico ministero arriva invece ora, a quasi sei anni di distanza. E pazienza pure per questo. Quello che lascia sbigottiti, e un po’ depressi, è il seguito della lettera dell’avvocato, il quale informa che, dopo la presa d’atto dell’equivoco da parte del pm, «il fascicolo è stato assegnato al Gip dottor C. che, però, non ha ancora provveduto». Capito? «Non ha ancora provveduto». E quali altre indagini occorrono? Pedinamenti? Appostamenti? Impronte digitali? Test del Dna?
La nostra categoria fa ben poco per rendersi simpatica, ma a volte è davvero difficile capire come possa essere considerata una «casta» alla pari, ad esempio, di quella dei politici. Così, in questi giorni in cui si parla tanto di intercettazioni, e di tre anni di galera per i giornalisti, anche una semplice storiella come quella che ho raccontato - incredibile ma vera - può servire per mettere a chi legge perlomeno una pulce nell’orecchio, una pulce che sussurri che c’è sempre una casta più casta della casta.