La casta del rischio zero

L’ultimo fine settimana ha mostrato bene come gli operatori professionali (scommettitori e bookmaker che riversano gioco) si arricchiscano sfuggendo al luogo comune che li vuole vincenti solo in due scenari: a) grande capacità di analisi (ma allora ogni osservatore sarebbe ricco); b) possibilità di truccare la partite (come se fosse facile convincere i calciatori). Otto giorni fa i circuiti internazionali avevano puntato la serie A, di solito dai volumi modesti, per quattro partite. E decine di milioni erano subito confluite su Reggina a 2,71, Genoa a 2,45, Fiorentina a 1,90 e Lecce a 1,72: squadre con traguardi contro altre in vacanza. Strategia resa vincente non dall’esito delle partite (mettendo 100 euro sui 4 risultati il bilancio sarebbe stato di meno 210) ma dal comportamento irrazionale della massa. Che sulla base di sensazioni, di incontrollabili (oltre che false) voci di accomodamenti e di interpretazioni da «follower» dei volumi («La quota del Genoa scende? Allora che c’è sotto qualcosa») ha giocato in maniera massiccia sui favoriti provocandone l’abbassamento della quota. Sabato è stato così possibile bancare Reggina a 2,30, Genoa a 2,28, Fiorentina a 1,82 e Lecce a 1,66. Chi si è coperto con 100 teorici euro dal lato «lay» della barricata ha così vinto 8 euro con la Fiorentina e perso zero con le altre. Morale: mentre noi ci teniamo il mal di pancia per un pallone che va sul palo invece che in fondo alla rete c’è chi muove settimanalmente centinaia di milioni a rischio zero.
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