La casta togata non paga mai

E adesso? La Cassazione ha definitivamente rimosso la spazzatura mediatico-giudiziaria che si era depositata negli interstizi del caso Sme e ha assolto con formula piena Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione in atti giudiziari. Una meditata e ragionevole ramazzata di giustizia e diritto che arriva dopo oltre dodici anni di forzature e insinuazioni senza prove. Questo verdetto distrugge il castello di carte – migliaia di pagine - che era servito ad alimentare, con un mirato stillicidio di indiscrezioni e proclami accusatori, la leggenda del Cavaliere Nero, il leader del centrodestra appunto, come dell’inquinatore principe della vita italiana. Questa leggenda era stata assunta dalla sinistra come verità rivelata, anche perché partorita da una fazione della magistratura che con la stessa sinistra ha avuto identità di nutrimento ideologico e concordanza di strategie.
Ebbene, la Cassazione stabilisce che si trattava di pura bufala doc, di menzogna programmata al tempo del giustizialismo trionfante. L’accusa, nata quando anche una superteste d’appendice trovava ascolto nella procura delle Mani pulite di Mastro Lindo, sosteneva che Berlusconi, utilizzando i suoi canali di corruzione, aveva cercato di mettere le mani sull’industria alimentare Sme, impedendo che finisse all’Ingegnere che aveva trattato l’affaruccio con l’allora presidente dell’Iri Romano Prodi. Accusa lunare. Grazie all’affaruccio di cui sopra, la Sme sarebbe stava svenduta per un piatto di lenticchie, l’intervento del Cavaliere era servito ad evitare un danno alle casse dello Stato, come fu dimostrato dal fatto che l’annullamento del patto fra Prodi e De Benedetti consentì una successiva vendita del gruppo a condizioni molto più remunerative per l’Iri. Queste cose Silvio Berlusconi le spiegò in una deposizione spontanea in tribunale, ma l’accanimento dei pm andava al di là dell’evidenza e della logica storica ed economica.
Basta, tutto cassato. Ma resta un civile senso di amarezza per l’uso politico che è stato fatto dell’azione penale. Per l’ostinazione di pubblici ministeri sensibili più ai teoremi che alla realtà dei fatti. Per l’uso strumentale che della vicenda ha fatto la sinistra.
E adesso, chi paga per le colate di fango che sono state versate sul Cavaliere da compiacenti mezzi d’informazione, comici e predicatori televisivi? Nessuno. I magistrati della casta talebana non pagano mai. E nessun giornalista d’assalto si soffermerà sull’affaruccio con cui, a puro prezzo di favore, Romano Prodi aveva svenduto la Sme.
Salvatore Scarpino