Castel di Guido, retromarcia del Comune

La via Aurelia bloccata per ore, poi l’incontro con il sindaco

Daniele Petraroli

È terminato l’incubo-zingari per i cittadini di Castel di Guido. Dopo una settimana di dure proteste il Campidoglio ha fatto marcia indietro. All’ex campeggio «Lorium» non saranno trasferiti i mille rom di vicolo Savini.
«Il sindaco Veltroni ci ha dato la sua parola - esultava ieri sera il consigliere comunale di An in XVI Municipio Marisa Barbieri -. Nell’incontro che abbiamo avuto anche con i presidenti dei comitati di quartiere della zona gli abbiamo spiegato le nostre ragioni. E ci ha assicurato che i nomadi non verranno portati lì».
L’ultimo atto si è svolto ieri pomeriggio. Un centinaio di manifestanti hanno occupato l’Aurelia rallentando notevolmente la circolazione dei veicoli. Poi si sono trasferiti davanti all’hotel Ergife, dove si stava svolgendo il battesimo di «Moderati per l’Unione», ennesimo raggruppamento del centrosinistra. E lì la lunga attesa li ha premiati. Con il presidente del XVIII Municipio Vincenzo Fratta in testa, sono riusciti ad ottenere l’incontro con il sindaco. E così il lieto fine.
La vicenda, però, non è affatto chiusa. Un po’ perché ancora nel pomeriggio regnava sovrana la confusione sulla reale destinazione del campeggio, un po’ perché i punti oscuri di questa storia rimangono molti.
Finalmente, almeno, si è capito a chi appartengono i container montati nel campeggio e il perché di tutti questi giorni di confusione. Il dipartimento nazionale della Protezione civile ha ribadito ancora una volta di essere completamente estraneo alla faccenda. Si è scoperto, invece, che sono di proprietà del Comune.
Meglio, sarebbero della Protezione civile di Roma che è gestita, però, direttamente dal Campidoglio. «Sono nostri - hanno ammesso dall’ufficio stampa dell’assessore capitolino all’Ambiente Dario Esposito -. La Protezione civile della Capitale sta predisponendo aree per sistemare persone in condizioni di emergenza. E quindi non può ospitare i rom». Dunque si esclude nel modo più assoluto che a Castel di Guido vengano sistemati gli zingari di Ponte Marconi? Ma a questa domanda, alle sei di ieri pomeriggio, non si riusciva ad avere ancora una risposta chiara. «Non posso dirlo con certezza - replicavano dall’ufficio stampa -. Dipende dall’assessore alle Politiche sociali Raffaella Milano».
Ecco chiarito l’arcano. Quelle strutture avrebbero dovuto ospitare persone «in condizioni di disagio». A quel punto bastava dichiare tali i rom di vicolo Savini per trasportarli d’urgenza a Castel di Guido. Alla faccia dei residenti della zona.
Inoltre il Comune dovrebbe chiarire ancora per quale motivo ha affittato a un privato quei cinque ettari di terreno per poi riprenderseli sborsando una cifra venti volte superiore. E come mai la ditta che ha montato i container non aveva alcuna concessione edilizia. Sulla questione, poi, si è diviso il centrosinistra. Sempre ieri, infatti, il consiglio del XVIII Municipio ha votato all’unanimità, e quindi anche con il consenso dell’opposizione, un ordine del giorno in cui si invita il Campidoglio a fare chiarezza sul camping «Lorium» e a smantellare il villaggio abusivo per affidare l’intera area all’ente locale. «Il mio sogno - conclude Barbieri - è di vedere in quella struttura un asilo nido. Il quartiere ne avrebbe veramente bisogno».