Castelfranco, il sequestro di Iole è ancora un mistero

Fusaro, <strong><a href="/a.pic1?ID=229981" target="_blank">un killer ossessionato da donne e soldi</a></strong>, è nel carcere di Vicenza resta in stato confusionale e si rifiuta di parlare. Dal rapimento sperava di ricavare 800mila euro

Treviso - Il caso è chiuso. Il caso non è chiaro. Iole Tassitani, 42 anni, è stata uccisa e il suo assassino, Michele Fusaro, 41 anni, è stato assicurato alla giustizia. Questi sono i motivi che autorizzano gli inquirenti a ritenere chiuso un caso che ha stracciato il Natale di Castelfranco Veneto, città fortificata ma incapace di resistere all’orrore di un atto così bestiale, feroce, inconcepibile. Eppure, nella follia che ha indotto questo operaio assetato di denaro a uccidere e tagliare a pezzi col seghetto il cadavere di una donna da cui sperava di lucrare 800 mila euro ingannando nel modo più ignobile i familiari, ci sono ancora tanti punti oscuri, tanti perché a cui l’imputato, dalla sua cella del carcere di Vicenza, non ha voluto dare risposta al Gip che convalidato il fermo.

Il padre della vittima, il notaio Luigi Tassitani, va avanti a sedativi. La moglie, Marisa, e le figlie sembrano più forti. Ma nella villa di famiglia di via Trieste, a Castelfranco, entrano solo il medico e il parroco, oltre ai parenti più stretti. Dal 12 dicembre, la sera in cui Iole è scomparsa, strappata ai suoi cari, la speranza si è alternata al più cupo pessimismo, con gli sms spediti dal cellulare della donna unici spiragli di una trattativa che non si sarebbe mai potuta concludere positivamente. Speranza che alla vigilia di Natale si è disintegrata, dopo il tragico ritrovamento del cadavere, suddiviso in tre sacchi di cellophane nero sistemati nel garage di Fusaro, a Bassano del Grappa. E la ricostruzione non può che partire dall’altra notte, quella tra il 23 e il 24 dicembre, quando i carabinieri, spinti da una serie di elementi inequivocabili, decidono di intervenire. Aspettano che Fusaro, già controllato per caso la sera dopo il rapimento, vada a dormire, da solo, nel suo appartamento. Azione da corpi speciali, simile a quella già condotta per liberare la cinese rapita sempre nel Trevigiano, qualche settimana fa. Sperano di trovare Iole, magari prigioniera nello sgabuzzino. Trovano invece una persona instabile, agitata, che però nega tutto. Non può però negare l’orribile evidenza che resterà per sempre stampata nella mente dei carabinieri che entrano in quel garage, poco dopo mezzanotte. In tre sacchi c’è quel che resta della povera Iole.

Ieri il gip di Bassano, Massimo Morandini, ha convalidato l’arresto di Fusaro per sequestro di persona a scopo di estorsione, ma dall’interrogatorio non è uscito nulla di utile per poter ricostruire le fasi del sequestro degenerato poi in omicidio. Poiché l’autopsia, eseguita all’istituto di medicina legale di Padova, non ha chiarito né le cause, né il giorno e l’ora della morte, gli inquirenti si aspettavano che l’operaio li aiutasse a ricostruire quel che è successo in queste due settimane. Così non è stato. L’ipotesi più accreditata è che Iole Tassitani sia stata uccisa poco dopo il sequestro, la sera stessa del 12 dicembre, e poi fatta a pezzi in un luogo diverso dal garage di Bassano, trovato pulito e in ordine.

I carabinieri devono ringraziare un marocchino, cognato di Fusaro, che pochi giorni dopo il rapimento si è presentato in caserma: «Mio cognato - ha rivelato - pochi giorni fa mi ha chiesto se volevo partecipare a un sequestro». Dettaglio decisivo per la cattura, ma inutile per Iole: il suo aguzzino l’aveva già ammazzata.