Castellaneta lancia Musso come governatore

(...) niente moderati. Ma dalla gente è stato ed è amato. Proprio per il suo stile sanguigno. Alla fine di una lunga intervista ha anche ringraziato il Giornale, «Finalmente mi sono riuscito a sfogare un po’. È dai tempi delle mie trasmissioni in tv che non riuscivo a liberarmi».
Castellaneta, lei ha deciso di andare in pensione dalla politica. Ne avrà di cose da raccontarci dopo tutti questi anni.
«Eccome, mi dica da dove vuole cominciare e ne parliamo».
Partiamo dalla sua ascesa. All’inizio degli anni ’90.
«Ho cominciato la mia avventura con la Lega Nord e la battaglia sul federalismo. Furono anni di gloria per noi. Alle politiche del 1992 venni eletto raccogliendo 28.000 preferenze mentre nel 1994 fui l’ultimo del centrodestra a vincere nel collegio uninominale del centro storico. La mia avventura nella Lega fu intensa ma breve perché nel 1994 mi ribellai al congresso ligure su decisioni prese a tavolino e decisi di sbattere la porta. Così nel 1996 non mi candidai».
In quel momento ha cominciato a pensare ad una corsa solitaria come sindaco.
«Nel gennaio del 1997 avevo capito che si stava creando un grande vuoto tra la gente ed i partiti tradizionali e ho pensato che si potesse portare avanti il progetto della lista civica. Una soluzione per la città. Così nacque “Genova Nuova”».
In quegli anni era conosciuto a Genova come il telepredicatore. Una sua grande intuizione.
«Avevo capito che era il mezzo giusto per raccontare alla gente tutte le “balle” che ci venivano raccontate dai tanti politici nazionali. Devo ringraziare l’editore di Tele Genova Salvatore Cingari che, dandomi spazio, presentò una vera televisione libera».
Anche chi non la condivideva la stava comunque a sentire.
«Io dicevo le cose che Beppe Grillo dice oggi, solo che a me venivano messi i bastoni tra le ruote»
Chi è stato a metterle i bastoni tra le ruote?
«Penso alla stampa che non mi dava spazio. Tutti mi sottovalutarono anche nella campagna elettorale del ’97 quando non diventai sindaco per meno di 3.000 voti».
In molti dicono che lei non divenne sindaco per colpa del centrodestra.
«Secondo me fecero una “cazzata” quando dovettero rinunciare ad Ugo Signorini che si sentì male, a non decidere di puntare su di me. Poi fui io che al ballottaggio preferii non fare accordi. Ormai mi ero presentato come l’anti partiti. Il Ccd mi chiese l’accordo poche ore dopo il primo turno».
Dal 1997 al 2000 l’effetto Sergio Castellaneta non è svanito. Perché scelse di sostenere Sandro Biasotti?
«Fu Claudio Scajola a contattarmi. Io con la sinistra non sarei mai potuto andare. Ci mettemmo a tavolino e mi propose dei nomi tra i quali scegliere il candidato presidente e io gli dissi Biasotti».
Anche se il rapporto con l’ex Governatore non è stato sempre idilliaco.
«Dopo le elezioni sembrava dovessi fare l’assessore alla Sanità. Poi un giorno venne da me e mi disse che l’avrebbe fatto Micossi, proponendomi l’assessorato ai trasporti. Rifiutai, cosa me ne capisco di trasporti?».
Arrivò anche a lasciare la maggioranza. Perché questo astio se alla fine, nel 2005, tornò ad appoggiarlo?
«Sono uscito perché presentò un piano sanitario regionale che metteva i brividi. Predicavamo il taglio dei costi e presentò l’aumento del ticket. La cosa non mi andò a genio. Poi però nel 2005 avevo ancora un peso ma non potevo certo candidarmi io. Figuriamoci se avrei mai sostenuto Burlando».
Ora che è in pensione, c’è qualcosa che rimpiange?
«Sono contento di non essere più all’interno di assemblee elettive dove sono stato intossicato di parole. Rimpiango lo stipendio della Camera, quello sì».
Ritornerebbe ad avere qualche ruolo oppure considera chiusa la sua esperienza?
«L’unica cosa che mi piacerebbe fare è tornare in televisione a parlare. Una volta alla settimana. Oggi nelle tv locali mancano vivacità e critica».
Quante possibilità ha il centrodestra di tornare a guidare la Regione nel 2010?
«Ne ha. Basta non tirare fuori il candidato all’ultimo e se fosse per me punterei più su Enrico Musso che su Sandro Biasotti. Musso però deve stabilire un rapporto solido con Scajola».
La strada è in salita?
«Eccome. I politici di centrodestra dovrebbero capire che per prendere voti devono salire sulle alture di Voltri, viaggiare in Valpolcevera. Anche lì c’è gente che voterebbe per loro se solo si facessero conoscere».
Non sembra che lei abbia grande stima di Biasotti.
«L’ho avuta, oggi ne ho un po’ meno. Lo consideravo un uomo nuovo e fuori dagli schemi ma una volta alla guida della Regione si è allineato ai politici di professione. Eppoi non è stato granché intelligente sulla questione Cornigliano. Fece un accordo storico per le aree dell’Ilva e lo consegnò nelle mani di Burlando che se ne è preso i meriti».
Come vede la nascita del Pdl?
«Ci vorrà molto tempo per capire come sarà questo nuovo partito. Solo il cambio generazionale segnerà la reale nascita del nuovo progetto politico».
Con la semplificazione della politica che c’è stata le sembra possibile che esista un ruolo per liste civiche come fu «Genova Nuova»?
«Oggi non credo perché si è risolta la crisi partitica. È molto, molto difficile sopravvivere agli schieramenti attuali. Certe esperienze difficilmente potranno tornare ad esistere».