Castellano, quei due strani incontri che non dissipano i dubbi del Csm

Marianna Bartoccelli

da Roma

Era un rapporto d’amicizia basato sul rispetto dei ruoli o il giudice Castellano, ai tempi presidente della I sezione penale del Tribunale di Milano, usava la sua posizione per favorire Giovanni Consorte, il presidente dell’Unipol, aiutandolo a parare i colpi che sarebbero arrivati dalle inchieste di Milano e di Roma? La decisione del Csm di depositare gli atti inerenti all’inchiesta aperta per decidere il trasferimento del giudice dagli uffici milanesi, per un verso consente al magistrato sotto inchiesta di presentare nuove memorie di difesa, dall’altro è il segnale che la fase istruttoria non ha chiarito la posizione di Castellano, anzi ha convinto i consiglieri del massimo organo di autogoverno della magistratura che ci sono stati «anomali interessamenti e interventi sulla vicenda giudiziaria di Consorte». Segno che l’audizione del 9 febbraio scorso a palazzo dei Marescialli non è servita a chiarire la posizione di Castellano e a fugare ogni dubbio sul suo comportamento.
Nell’audizione durata poco più di un’ora, un paio di risposte devono avere lasciato molto perplessi i componenti del Csm. Castellano racconta di una cena a Bologna, il 25 giugno, alla quale erano presenti anche una sua collega e il marito attraverso cui Castellano aveva conosciuto Consorte, diventandone amico. Anzi, spiega ai colleghi del Csm stabilendo «un rapporto di coerente amicizia. Anche perché poi politicamente io non la penso come lui, per cui voglio dire rimaneva solo un rapporto di stampo personale, cementato dalla comune amicizia». Tanto che quando deve spiegare perché il 12 luglio sollecita un incontro con urgenza, porta inzialmente motivazioni di carattere personale («stavo per separarmi da mia moglie...») e poi spiega che non c’erano motivi particolari per sollecitare quell’incontro se non il fatto che «poi non l’avrei più visto. Quindi i consigli che intendevo chiedergli e anche la sollecitazione alla trasparenza...».
Ed è su questo che Castellano ribatte più volte durante la sua audizione, sostenendo anche che Consorte «poi mi tranquillizzò» a proposito dell’esposto presentato dal Bilbao. Infatti «dichiarò già di conoscerlo» e di non avere nulla da temere perché «io sono più che trasparente...» racconta Castellano a proposito di quanto gli diceva il suo amico Consorte. E sull’esposto del Bilbao, Castellano risponde a Menditto che non metteva in relazione questo fatto, pubblicato sui giornali, con le vicende dell’Unipol. «E non fu incuriosito di chiedere qualcosa a Consorte?» - è la domanda. «Non me ne fregava» - sbotta il magistrato sotto inchiesta. Che subito si riprende e aggiunge: «Cioè voglio dire no, non avevo questo interesse a chiedere. Non mi interessava. Avevo invece l’interesse, l’interesse così amicale, solo nei confronti di Consorte e dirgli “non fare errori”». «Ma venni rassicurato - ricorda - perché mi dice che non solo è stato dalla Consob, ma addirittura che riferisce tutto quello che fa al consulente del Pm!».
E Castellano spiega al Csm di aver raccontato questo episodio nella memoria presentata a inizio di seduta. Nell’interrogatorio non viene fuori il nome del consulente ma Menditto punta il dito anche sui rapporti con l’altro magistrato coinvolto nella vicenda, il procuratore aggiunto romano Achille Toro (titolare delle inchieste sull’Opa Antonveneta, Opa Bnl e operazioni Rcs, che lui stesso ha abbandonato dopo aver ricevuto una richiesta a comparire da parte della procura di Perugia).
Non sono sembrate chiare le risposte date da Castellano a proposito del suo incontro con Toro avvenuto il 12 luglio mattina a cui seguì un incontro con Consorte la sera stessa. L’incontro è del 1° agosto 2005. «Lei ha mandato una memoria al Csm - chiede Menditto - nel quale parla di un incontro con il collega Toro». Un incontro avvenuto, secondo quanto ribadisce Castellano, per discutere dell’atteggiamento da assumere in relazione alle inziative dell’Anm in vista della probabile approvazione del nuovo ordinamento giudiziario. «In quell’occasione misi al corrente il collega della domanda rivoltami qualche giorno prima dall’ingegnere Consorte, ricevendo dal mio interlocutore come risposta quella che confermava la mia indicazione rivolta al presidente Unipol come la risposta più corretta che potessi offrire». In sostanza Consorte aveva chiesto al magistrato suo amico alcuni «suggerimenti», su come comportarsi e Castellano sostiene di avere risposto: «Attieniti alle regole».
Di questo avrebbe parlato con Toro, ricevendone approvazione. «Cos’altro potevi fare?» sarebbe stata l’ovvia risposta di Achille Toro. Che avrebbe anche aggiunto: «Ma facciano quello che vogliono, il mercato, poi noi... le carte. Quello che fanno nel bene e nel male risulta dalle carte». E le carte intanto esaminate dai consiglieri di Palazzo de’ Marescialli non hanno convinto il Csm dell’estraneità di Castellano da tutta la vicenda.