Castelli apre alle toghe: «Serve più dialogo, dobbiamo rispettarci»

da Roma

Malgrado le polemiche provocate dalla pesante estrenazione del primo presidente di Cassazione Nicola Marvulli, l’intervento del ministro Castelli al 28° congresso dell’Associazione Magistrati suona come un tentativo di dialogo. Ancora una volta rifiutato dalle toghe dell’Anm. Preceduto dall’intervento di Giuseppe Gennaro, della corrente di Unicost, che già in passato aveva avuto numerosi scontri con il ministro e che tornerà probabilmente a fare il presidente dell’Anm (l’attuale presidente Ciro Riviezzo andrà al Csm) e seguito da una risposta molto dura di Edmondo Bruti Liberati (che diventerà procuratore generale a Milano) il ministro, sventolando il libretto della Costituzione e malgrado una platea evidentemente poco disponibile, ha voluto sollecitare il confronto delle posizioni per stabilire regole comuni.
«La riforma dell’ordinamento giudiziario è scritta male - ha concesso alla platea ricevendo sinanche un applauso - ma l’ha scritta un vostro collega, un magistrato. La sostanza però è giusta». E a proposito delle tante dichiarazioni del centrosinistra che minaccia di abrogare le riforme sulla giustizia varate dal governo, Castelli sostiene che «l’impianto della riforma resterà in piedi, qualunque sia il futuro governo». «Ma siete sicuri che questa è l’ultima volta che ci guardiamo negli occhi?» provoca l’assemblea che aveva accolto con un brusio di compiacimento l’ammissione che si trattava dell’ultimo confronto. «I sondaggi - riprende Castelli - dicono che la lotta è aperta. Non vorrei che qualcuno avesse cambiato posizionamento troppo in fretta». E ricorda che l’iter legislativo della riforma finirà nel 2008, ed è «una grande occasione da sfruttare per far funzionare al meglio questa macchina o sabotarla». Rivendicando a questo governo di aver costruito la macchina: «Può non piacere, ma almeno c’è». Nel fare un piccolo bilancio ha ricordato le difficoltà del suo ministero: «Sono l’unico ministro che ha collezionato quattro scioperi». Ma anche i successi: «Il sei febbraio è partita la prima notifica telematica. È una conquista del mio governo». E ha mostrato un libro scritto da lui che fa il bilancio del suo ministero: «Ho sintetizzato tutte le offese e le accuse che ho ricevuto in questi anni». Pronta la risposta di Ciro Riviezzo: «Noi con le accuse e le offese potremmo scrivere un’enciclopedia». Un’altra delle «regole» che Castelli richiama è «il rispetto tra le istituzioni»: «Vanno rispettate tutte, il Parlamento e il ministro. Impariamo a rispettarci». E riprende il richiamo del presidente Ciampi ai magistrati che «non solo devono essere imparziali ma anche apparire tali». «Questo non perché il magistrato debba essere avulso dal Paese, ma perché il cittadino ha bisogno di sapere che il magistrato è atarassico» - ha sostenuto il ministro. Castelli spiega inoltre che è non solo un diritto, ma «soprattutto un dovere» per il ministro avviare azioni disciplinari e disporre quindi prima ispezioni. Quindi ricorda di aver avuto «un cattivo rapporto di collaborazione» con il Csm. Contestato punto per punto da Bruti Liberati, dalla mancata assunzione di mille magistrati come promesso all’amnistia mascherata determinata dalla ex Cirielli, alla mancanza di fondi per la giustizia, il ministro Castelli ha replicato: «Io ho cercato una via per fare passi avanti. Mi sembra che l’Anm mi abbia chiuso la porta in faccia». «Per dialogare bisogna parlare lo stesso linguaggio» replica Nello Rossi di Magistratura Democratica, e il presidente dell’Anm, Ciro Riviezzo, aggiunge: «Non abbiamo chiuso la porta in faccia a nessuno. Abbiamo detto quello che pensiamo». E il ministro all’assemblea dei magistrati ribatte: «Lo scontro tra politica e magistratura viene percepito dalla gente come una lotta di potere tra poteri dello Stato. Se è così, perdiamo tutti».
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