Castelli, Brescia e la sinistra: «Si raccoglie quel che si semina...»

La Lega: «Scelte politiche sbagliate». Il prefetto: «Nessun allarme sociale»

da Milano

«Nessuna tragica fatalità per i fatti di Brescia». Indignazione, critiche ma anche rassicurazioni dagli apparati dello Stato rispetto alla sicurezza. Siamo nella città «leonessa», da giorni serpeggiano preoccupazione e timori per il futuro dopo gli omicidi dei giorni scorsi.
È Senza mezzi termini l’attacco del presidente dei senatori della Lega: per Roberto Castelli, intervenuto a un dibattito a Radio Padania, sbaglia chi, come il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, parla di «tragica fatalità», riferendosi ai fatti di sangue. Accuse politiche al sindaco Paolo Corsini. «È stato il braccio destro di un’area di cui Bazoli fa parte - spiega l’ex ministro della Giustizia - che ha gestito la città con l’apertura indiscriminata a tutte le forme di emarginazione». Per il parlamentare leghista «il primo cittadino ha un’enorme responsabilità e non è un caso che Brescia sia la città col più alto tasso di extracomunitari». Per finire respinge le critiche alla legge Bossi-Fini («la sinistra vuol correggerla in modo lassista e permissivo») e parla di un «modello kosovo», sottolineando che l’ipotesi di islamizzazione dell’Italia «non è un processo fantascientifico». Non basta. Ce ne è anche per «quelle parti» della Chiesa, come «certi parroci e associazioni», impegnati a predicare «l’accoglienza indiscriminata». Infine, nonostante la poca simpatia per il filosofo Emanuele Severino, parole di stima al suo indirizzo e la condivisione dell’accusa da lui lanciata verso la curia bresciana. Stop dunque, a messaggi cari alla sinistra, tipo «porte aperte a tutti»; il pericolo è «quello della perdita progressiva di identità», fa capire Castelli, e in fondo a questa strada, chiarisce, il pericolo di ritrovarsi problemi da gestire come quelli già visti «in Inghilterra o le banlieu in Francia». Ma c’è chi abbassa i toni.
«A Brescia non c’è nessun allarme sociale - precisa infatti il prefetto di Brescia, Francesco Paolo Tronca - ma vi sono sgomento e impressione per quanto accaduto». Parole dette alla fine di un Comitato della sicurezza appena tenuto coi vertici delle istituzioni -. Ho imposto direttive perché ci sia un’ulteriore intensificazione dei controlli sul territorio». Conclude: «Sono in contatto con il ministero dell’Interno e ho ricevuto disposizioni dal dipartimento di pubblica sicurezza». «Nessun allarme sociale - ribadisce il vice prefetto, Michele Tortora -. Gli episodi di questi giorni sono scollegati tra di loro».