Castelli: "Contatti coi boss? Li ho messi al 41bis"

<em>Metastasi</em>, un libro di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli, accusa l’ex Guardasigilli: sarebbe stato aiutato dalle cosche. Ma lui ribatte: &quot;E' assurdo, io le ho sempre combattute&quot;. E spiega: &quot;Negli anni Novanta è stata la Lega a cacciare i padrini e i loro affari da Lecco&quot;

Milano - Nome in codice. Gamma. Un velo sottile dietro il quale s’intravede il suo profilo. Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture, uno dei volti più popolari della Lega, è infuriato: «Io ho combattuto la ’ndrangheta per tutta la vita, la Lega combatte la ’ndrangheta da sempre, dagli anni in cui gli altri, tutti gli altri, dormivano e non si accorgevano del potere crescente dei boss trapiantati al Nord». Il profondo Nord infettato dalle cosche. Ora salta fuori che proprio un superboss calabrese, Francesco Coco Trovato, s’intratteneva cordialmente con Gamma, un politico allora alle prime armi. «Francesco Coco Trovato - racconta il pentito Giuseppe Di Bella - aveva scelto il suo cavallo: è Gamma. Lo dice a tutti. Votare Lega. Votare Gamma». Questo accadeva a Lecco nel marzo 1990. E la confidenza di Di Bella è una delle «gemme» che arricchiscono il libro di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli Metastasi, Chiarelettere, da ieri in libreria.

Viceministro Castelli, ha letto le rivelazioni di Di Bella?
«Questa sinceramente non me l’aspettavo. Nel ’90 il sottoscritto era uno sconosciuto militante leghista e la Lega era ai margini del sistema. Non contava niente. Non contava niente, ma tuonava contro la criminalità al Nord, contro il confino obbligatorio dei boss nelle nostre terre, anche a Lecco, proprio a Lecco, dove tutti, dalla Dc al Psi, dormivano».

Dormivano, ma altri, forse, facevano affari con i boss.
«No, gli affari li faceva Coco Trovato. La magistratura era inerte, i partiti erano inerti, ma tutti sapevano più o meno chi era Coco Trovato».

Chi era per Roberto Castelli Francesco Coco Trovato?
«Era il don Rodrigo di Lecco, un personaggio tutto in ombra. Ma tutti lo trattavano con i guanti bianchi: nell’88 l’Unione dei commercianti di Lecco gli diede addirittura una medaglia».

E allora perché il pentito chiama in causa la Lega?
«Scusi, ma perché nel ’90 un uomo così potente, che aveva ristoranti, pizzerie, locali, che disponeva di capitali ingenti, avrebbe dovuto puntare sui quei quattro gatti senza chance della Lega? Se nel ’90 mi avessero detto che sarei diventato ministro mi sarei messo a ridere. Vuole una profezia?»

Prego, ci spieghi il futuro.
«Il pentito dirà che si è sbagliato e si correggerà: sposterà quell’incontro dal ’90 al ’92, quando effettivamente la Lega cominciava a contare».

Castelli, chi è Gamma?
«Se vediamo i leghisti presenti a Lecco nel ’90 e poi diventati dirigenti del partito il cerchio si stringe. Due le possibilità: il sottoscritto o Stefano Galli, oggi capogruppo al Pirellone. Però Olginate, di cui parla il pentito, era fuori dal collegio in cui ero candidato».

Sarà, ma Nuzzi e Antonelli aggiungono di loro pugno che Gamma ha fatto carriera nel governo.
«E allora tirino fuori questo nome. Fanno riferimento a me? Lo dicano chiaramente. Non si può giocare con le allusioni. Io non ho paura di niente. Certo che questa storia è paradossale».

Perché?
«Sa quando finì il regno di Coco Trovato? Nel ’92, quando la Lega s’impadronì di Lecco e sindaco diventò Pino Pogliani. Finalmente, in un clima diverso, Coco Trovato fu arrestato, i suoi locali sequestrati, le sue licenze revocate proprio dall’amministrazione locale. Coco Trovato si prese una sfilza di ergastoli e fu sepolto al 41 bis. E sa chi è il ministro che ha stabilizzato il 41 bis? Io. Io ho buttato le chiavi delle celle che ospitano i boss come Coco Trovato e ora sono chiacchierato per causa sua. Curioso. Anzi, due volte curioso: nel 2006 ho trovato 29 proiettili vicino casa mia, dopo aver detto al giornale locale che a Lecco la ’ndrangheta era ancora viva».

Un’ultima questione: Galli ha denunciato, in tutt’altra vicenda, un suo consulente, il conte Roberto Uva.
«Non ne so nulla. So che Uva ha svolto per me, quando ero Guardasigilli, una consulenza assai apprezzata, anche se la Corte dei conti sostiene che avrei sprecato, con due dirigenti del ministero, 90mila euro. Spero che in appello il verdetto sia capovolto. In ogni caso, si tratterebbe di 90mila euro su oltre 35 miliardi spesi in cinque anni. Una percentuale infinitesimale».