Castelli contro il giudice Palombarini «Sta con i più sciamannati d’Italia»

Il magistrato ignora il monito di Rognoni e sale sul palco, ma non celebra le annunciate «nozze» tra due conviventi

Anna Maria Greco

da Roma

Non ascolta nessuno di quelli che volevano fermarlo: né il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, né il ministro della Giustizia Roberto Castelli, né il vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, né i politici di maggioranza e opposizione, né tantomeno chi tuona da Oltretevere. Giovanni Palombarini, magistrato di Cassazione della corrente di sinistra Magistratura democratica, alle 16 sale sul palco di piazza Farnese e apre la manifestazione dell’Arcigay «Tutti in Pacs».
«Così - commenta Castelli- si colloca all’estrema sinistra dello schieramento politico italiano, evidenziando la sua non terzietà e la sua appartenenza alla parte più sciamannata del Paese».
Ma Palombarini è deciso. Dice che «c’è bisogno della legge per regolare le coppie di fatto» e che la prossima legislatura colmerà questa lacuna. Aggiunge, tra gli applausi: «Si dice che i Pacs servano alle unioni omosessuali. Le cose non stanno così, ma se anche fosse? Ci vuole un riconoscimento e una tutela giuridica». Il magistrato protesta: «Negli ultimi tempi la laicità dello Stato è messa in discussione nel nostro Paese». E, sulla manifestazione di Milano in difesa della legge sull’aborto, sostiene che «è in atto, da qualche tempo, un attacco al principio di autodeterminazione della donna».
Palombarini, però, non «unisce» simbolicamente due conviventi in una pseudocerimonia, come era stato annunciato. Spiega solo, in termini giuridici, che cosa sono i Patti. Un cambio di programma che forse vuole evitare provvedimenti disciplinari, dopo l’altolà di Rognoni che lo invitava a un «atteggiamento di maggior sobrietà e misura». Avvertimento criticato dai colleghi di Md, presenti a piazza Farnese. «L’impegno dei cittadini, anche se magistrati - replica il togato del Csm Giovanni Salvi -, a difesa dei diritti civili è sempre da apprezzare».
Palombarini ignora, almeno in parte, chi da giorni lo invita a non offrire la sua toga per il successo di questa battaglia. Casini, che stigmatizzava la sua decisione; Castelli che lo invitava a raccogliere «almeno» l’appello di Rognoni, perché per il guardasigilli la sua azione «recherà nocumento all’immagine dell’intera Suprema corte di cassazione». Il ministro ricorda anche la «netta posizione» dell’Udeur contro l’iniziativa (Clemente Mastella ha detto di non condividere la scelta del magistrato), le critiche di rappresentanti della Margherita e l’«amarezza» espressa dallo stesso leader dell'Unione, Romano Prodi per la manifestazione.